La censura "alla giapponese": 'i-documentary of the journalist' -2-

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Roma, 27 giu. (askanews) - Mori un co-protagonista, una specie di spalla, della giornalista che indaga con grande tigna su alcuni degli scandali principali che negli ultimi anni hanno sfiorato e qualche volta colpito in pieno il governo e, soprattutto, il premier Shinzo Abe e il suo entourage. Il regista segue la cronista - la cui immagine con l'immancabile trolley iconica - ovunque, tranne che nel Kantei (l'edificio che ospita l'ufficio del primo ministro) dove trova sistematicamente un muro di gentilissimi ma fermi poliziotti, i quali gli impediscono anche fisicamente di accedervi. Soltanto i cronisti ammessi nel "Club dei giornalisti", infatti, hanno il diritto di prendere parte alla conferenza stampa ufficiale che formalmente organizzata proprio dal "Kisha kurabu" (come si chiama in giapponese), ma di fatto gestita dallo staff di Suga.

Sullo sfondo, il Giappone dell'era Abe, con i suoi tanti scandali. Quello della vendita a prezzi di favore di un terreno pubblico alla scuola nazionalista Moritomo Gakuen, che ha visto coinvolta la stessa moglie di Abe, Sakie; la vicenda dell'accusa di stupro da parte della giornalista Shiori Ito nei confronti dell'ex cronista Noriyuki Yamaguchi, amico personale di Abe e suo biografo; le proteste dei cittadini di Okinawa contro la nuova base Usa di Henoko e tanto altro. Michizuki ovunque, a raccontare tutte queste vicende e lo fa con un piglio raro nel giornalismo giapponese, in cui spesso prevale la volont di non inimicarsi la politica sulla voglia di raccontare i fatti. (Segue)