La chiesa di Palermo in cui si canta Vasco

giuseppe marinaro

"Voglio trovare un senso a questa vita. Anche se questa vita un senso non ce l'ha". Il senso di Vasco Rossi per il 'viaggio grande', quello dell'esistenza: si è preso un posto tra i banchi e le sensibilità di una parrocchia di Palermo, quella di Santa Lucia. E' accaduto alcuni giorni fa.

A celebrare padre Antonio, comboniano con tanti anni di Sudamerica sulle spalle. Per lui la musica e la danza, a colorare anche la liturgia, non sono una novità. Perciò niente di strano se, dopo le sue parole, a fare una sorta di omelia in note, sono stati i versi del potente e suggestivo cantante rock.

Era la Messa delle 'Ninette', celebrata all'imbrunire, nell'edificio che guarda all'Ucciardone. Le 'Ninette', un titolo che diverse donne, diventate comunità, applicano al proprio nome, come a sottolineare una sorta di nuova identità segnata dal dolore della lotta contro il cancro che le ha consumate e forgiate col fuoco della sofferenza e dell'amicizia, nel padiglione 17 del Civico di Palermo. Nel nome di Nina: lei, 34 anni, non ce l'ha fatta. Sono rimasti il senso di una identità e appartenenza comuni; l'idea via via più concreta di una associazione che si faccia carico di storie complicatissime, strappandole alla solitudine e alla burocrazia sanitaria, aiutando chi sta male nel percorso di cura, dalla diagnosi al dopo terapia; ed è rimasta Giulia, la figlia di Nina, allora due anni, oggi quattro, che le Ninette continuano ad andare a trovare e a portare a mare.

Giulia, la vita che continua. "Proprio come canta Vasco Rossi", spiega in chiesa Marika, una delle sopravvissute nella devastante lotta al cancro. "Sai che cosa penso - sono i versi diffusi tra le navate - che se non ha un senso, domani arriverà, domani arriverà lo stesso. Non basta mai il tempo. Domani è un altro giorno, arriverà".

Perché, dice Marika, avvocato, davanti alla fiaccole, portate da parenti, compagni di malattia e amici, fin davanti all'altare, in memoria delle 'Ninette' che non ci sono piu', "anche se la malattia arriva, anche se perdiamo il senso della vita, domani arriverà lo stesso, perch la vita esige la vita".

In questa 'processione di luce', incedono anche il marito di Nina e la piccola Giulia che regala sorrisi a chi la saluta e soprattutto al suo papà. Padre Antonio nella sua Omelia parla di Geremia, di questo profeta fragile e timoroso, cui toccò pronunciare parole forti e scomode anche a rischio della morte: "Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno - era la promessa del Signore che Geremia doveva proclamare al suo popolo - perché io sono con te per salvarti".

La paura di morire, la sofferenza, la fede testarda nella vita: concetti che si sono rincorsi nella testa e nelle carne di questa platea speciale. "Senti che bel vento...", sono le parole di Vasco che soccorrono ancora il loro cuore, insieme al senso di una solida e viscerale fraternità.

Cosi' padre Antonio alza l'asticella della sfida, anche per chi ha già dato tanto, affidando ai presenti le parole della Preghiera di Colletta: "Concedi anche a noi di impegnarci generosamente". Il Vangelo era quello della decapitazione di Giovanni: "Chiedimi quello che vuoi e te lo darò", prometteva Erode alla figlia di Erodiade. "Cosa chiediamo noi alla vita e agli altri'", è la domanda del sacerdote, "dobbiamo avere il coraggio di chiedere di impegnarci generosamente", come queste donne di ogni età che nella sofferenza hanno scelto di mettersi in gioco, di utilizzare persino la loro esperienza dolorosa come una catapulta verso l'altro, perché nessuno resti solo nel proprio viaggio. "E noi per chi abbiamo scelto di impegnarci?".

Giulia, intanto, che ha portato la fiaccola di sua mamma, continua a giocare, protetta dal suo papà e dalle Ninette: domani, in fondo, è un altro giorno, arriverà, anzi, ormai è qua.