"La Cina ha barato sul numero dei contagi e dei morti". Il report degli 007 americani

"La Cina ha barato sul numero dei contagi e dei morti". Il report degli 007 americani

Il sito Bloomberg apre questa mattina negli Stati Uniti con un articolo choc. Secondo un rapporto segreto  dell’intelligence americana consegnato la scorsa settimana alla Casa Bianca, la Cina ha nascosto intenzionalmente  l’entità dell’epidemia di coronavirus nel suo paese, sottostimando sia i casi totali che i decessi causati dalla malattia. Due funzionari dei servizi segreti hanno dichiarato a Bloomberg  che il rapporto conclude che i numeri forniti  della Cina sono falsi. In sostanza la Cina avrebbe comunicato deliberatamente dati non veritieri all’Organizzazione Mondiale della Sanità, compromettendo in modo irreparabile la risposta della comunità internazionale e dei singoli Stati contro la pandemia.

Ma perciò stesso, secondo uno studio del professor James Craska  del US Naval War College, che è stato segnalato anche in Italia,  l’accertato ritardo di comunicazione all’OMS rende possibile una maxiazione di risarcimento danni da parte degli Stati coinvolti nell’epidemia del Covid 19 contro la Cina. Ciò potrebbe avvenire  davanti alla Corte internazionale di giustizia, proprio in base allo statuto dell’OMS, che sarebbe stato violato intenzionalmente in più punti, mettendo a rischio la vita di decine di migliaia di cittadini in oltre 150 paesi, per non contare i danni economici incalcolabili.

Lo staff della Casa Bianca e l’ambasciata cinese a  Washington non hanno  voluto commentare per il momento l’articolo di Bloomberg che cita il rapporto dei servizi segreti americani, che dovrebbe essere messo a disposizione anche dei servizi segreti collegati, e quindi anche a quelli italiani.

Lo studio del professor Craska (che è stato pubblicato proprio la scorsa settimana) ricostruisce le notizie sulla diffusione dell’epidemia in Cina facendola risalire almeno a metà dicembre del 2019, mentre solo il 14 febbraio 2020 (cioè due mesi dopo l’inizio della crisi)  la Cina ha reso noto pubblicamente che 1.700 operatori sanitari erano stati infettati. La Cina è uno dei 194 stati che  partecipano all’International Health Regulations, ma ne ha violato l’art. 6 (che prevedete l’immediata comunicazione in caso di epidemie umane) e l’articolo 10 (che prevede di rispondere alle domande di chiarimenti dell’OMS in modo immediato). Anche in questo caso , alla fine di gennaio, la Cina ha respinto l’ assistenza medica all’OMS e di rispondere a domande dettagliate sull’epidemia. Da qui deriverebbe la sua responsabilità legale in base a svariati articoli della “Responsabilità degli Stati per azioni internazionali sbagliate,” giudicabili dalla Corte internazionale di giustizia, per danni valutabili in trilioni di dollari.Come stato sovrano però la Cina farà di tutto per sottrarsi. Non è chiaro se singoli cittadini e gruppi privati possano lanciare una class action contro la Cina. 

Del contenuto del rapporto dell’intelligence americana, c’è stata anche una rilevanza in qualche modo  pubblica .Ieri, martedì 31 marzo, infatti  il segretario di Stato americano Michael Pompeo ha sollecitato pubblicamente la Cina e le altre nazioni a essere trasparenti sui loro focolai. Ha ripetutamente accusato la Cina di nascondere la portata del problema e di essere lenta nel condividere informazioni, soprattutto nelle settimane successive alla comparsa del virus, e di aver bloccato le offerte di aiuto di esperti americani.“Questo set di dati è importante”, ha detto in una conferenza stampa Pompeo. “Lo sviluppo di terapie mediche e misure di sanità pubblica per combattere il virus “in modo che possiamo salvare vite umane dipende dalla capacità di avere fiducia e informazioni su ciò che è realmente accaduto”, ha detto.

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