La Cina oscura la libertà di stampa ad Hong Kong e punta Taiwan

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HONG KONG, CHINA - DECEMBER 29:  Stand News Editor-in-Chief Patrick Lam is brought into a vehicle after police searched the offices of the independent news outlet on December 29, 2021 in Hong Kong, China. Editors, board members and a pop singer were arrested in the early morning sweep as 200 officers raided the office. (Photo by Anthony Kwan/Getty Images) (Photo: Anthony Kwan via Getty Images)
HONG KONG, CHINA - DECEMBER 29: Stand News Editor-in-Chief Patrick Lam is brought into a vehicle after police searched the offices of the independent news outlet on December 29, 2021 in Hong Kong, China. Editors, board members and a pop singer were arrested in the early morning sweep as 200 officers raided the office. (Photo by Anthony Kwan/Getty Images) (Photo: Anthony Kwan via Getty Images)

L’orizzonte della libertà di stampa e di espressione si fa sempre più oscuro a Hong Kong, mentre le conseguenze della stretta repressiva di Pechino sulla stampa dell’ex colonia britannica si riverberano anche su Taiwan. Oggi una raffica di arresti ha colpito i giornalisti e gli editori di uno dei più seguiti siti online di informazione a Hong Kong, Stand News, molto popolare e seguito dal pubblico, non solo tra gli attivisti (i pochi superstiti, ormai) dell’opposizione. Le forze di polizia della squadra speciale per la “Sicurezza Nazionale” hanno arrestato sia l’attuale che l’ex caporedattore della testata, insieme a quattro dirigenti della società editrice. Gli agenti si sono presentati stamattina a casa del 34enne Lam Shiu-tung, caporedattore ad interim, e dell’ex caporedattore, Chung Pui-kuen, 52 anni, portandoli via in manette. Anche gli ex membri del comitato editoriale Margaret Ng Ngoi-yee, la popolare cantante Denise Ho Wan-si, Chow Tat-chi e Christine Fang Meng-sang sono stati arrestati. Tutti e quattro si erano dimessi dai loro incarichi il mese scorso. Ben 200 agenti hanno partecipato al raid contro i giornalisti e gli editori della testata. Ho, celebre pop star cantonese e importante attivista per la democrazia, è stata arrestata a casa sua alle 6 del mattino, mentre gli agenti hanno perquisito l’abitazione per più di due ore, sequestrando telefoni e computer, nonché la sua carta d’identità e il passaporto, secondo quanto dichiarato alla CNN dal suo assistente personale

Nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta poche ore fa, Steve Li Kwai-wah, sovrintendente senior del dipartimento di Sicurezza Nazionale della polizia di Hong Kong, ha detto che la polizia ha fatto irruzione negli uffici della Società editrice nella zona di Kwun Tong, e ha congelato circa 61 milioni di dollari di Hong Kong (quasi 8 milioni di dollari) di beni della società. Il sovrintendente ha difeso la legittimità degli arresti, necessari ad “evitare che le “mele marce” si rappresentino falsamente come media”, ha detto. Mentre il segretario capo del governo di Hong Kong, John Lee, da parte sua ha rincarato la dose, affermando che “sono gli elementi malvagi che danneggiano la libertà di stampa. I veri operatori dei media professionisti dovrebbero riconoscere che gli arrestati sono le mele marce che stanno abusando della loro posizione, indossando una falsa giacca da operatore dei media”.

Ma questa nuova stretta repressiva sulla Stampa, messa in atto ai sensi della legge liberticida sulla “Sicurezza Nazionale”, imposta da Pechino dopo le oceaniche manifestazioni anti-cinesi del 2019 a Hong Kong, ha causato ripercussioni anche nella democratica Taiwan (che Pechino considera soltanto una “provincia ribelle”, parte della Madrepatria e destinata a venire riunificata, con le buone o con le cattive). A Taipei, infatti, il locale sito web di informazione gemello di quello dell’ex quotidiano di Hong Kong Apple Daily, fondato dal magnate dei Media Jimmi Lai in carcere a Hong Kong ormai da tempo, è stato messo in vendita dal liquidatore dell’azienda. Dopo l’arresto e la detenzione di Lai - sempre per presunta violazione della legge sulla Sicurezza nazionale di Hong Kong - a cui era seguito il sequestro delle azioni della Società editrice e di tutti i suoi beni, è risultato virtualmente impossibile per la testata continuare le pubblicazioni, e adesso anche la “filiale” di Taiwan è costretta alla chiusura.

Lo scorso mese di giugno, dopo l’arresto di Jimmi Lai e la chiusura de Apple Daily, per cercare di evitare di fare la stessa fine, Stand News aveva annunciato che avrebbe temporaneamente rimosso la maggior parte dei commenti ospitati sul suo sito e sospeso gli abbonamenti, mentre il mese scorso la piattaforma aveva anche smesso di accettare nuove donazioni. Ma nemmeno queste misure di autocensura sono riuscite ad evitare ai direttori e agli editori di finire in carcere con l’accusa di “cospirazione volta a stampare o distribuire pubblicazioni sediziose, in violazione delle sezioni 9 e 10 dell’Ordinanza sui crimini”, come ha affermato la polizia di Hong Kong in una nota ufficiale poche ore fa. Gli agenti che hanno effettuato i raid stamattina, hanno anche prelevato dalla sua abitazione Ronson Chan Ron-sing, vicedirettore di Stand News e presidente dell’Associazione dei giornalisti di Hong Kong, “per venire sottoposto a interrogatorio” ha detto una fonte all’interna della Hong Kong Police, ma non “in stato d’arresto”, almeno per ora.

Ma al di là della situazione della libertà di Stampa a Hong Kong – ormai praticamente azzerata – preoccupano, come si diceva, i tentativi da parte di Pechino di allungare la “longa manus” della repressione sulla stampa anche a Taiwan, e la vicenda dei tentativi di liquidazione della società gemella taiwanese del magnate in carcere Lai hanno richiamato l’attenzione internazionale sulla vicenda. Secondo la stampa di Taiwan, infatti, i liquidatori nominati dal tribunale di Hong Kong avrebbero chiesto alla gemella locale, Apple Online, di consegnare alle autorità di Hong Kong più di tre decenni di dati personali dei lettori. Ma i gruppi locali per i diritti umani hanno organizzato proteste a Taipei chiedendo al governo democratico dell’ “isola ribelle” di vietare ai liquidatori di consegnare i dati, in quanto le autorità di Hong Kong potrebbero usarli per cercare di arrestare e incarcerare i anche gli utenti taiwanesi, con l’accusa di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale, che non ha effetto solo a Hong Kong ma – secondo Pechino – anche a Taiwan, in quanto considerata parte integrante del territorio cinese.

Lunedì scorso, il ministero della cultura di Taiwan ha affermato che i tribunali e i liquidatori di Hong Kong non avevano il diritto o la giurisdizione per ottenere tali dati, perché la costituzione e la legge taiwanesi ne proteggevano l’uso. Ha aggiunto che solo dopo l’approvazione di un tribunale taiwanese – eventualmente – questi dati potrebbero venire forniti a Hong Kong.

In un recente documento, l’Associazione dei giornalisti di Hong Kong (HKJA) ha dichiarato letteralmente che la libertà di stampa nell’ex colonia è ormai ridotta “a brandelli”, citando l’ arresto di Jimmy Lai e la chiusura forzata dei suoi media e l’aumento della censura nei media pubblici attraverso il varo della legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina, aggiungendo che tali “politiche repressive” non hanno danneggiato irreparabilmente soltanto la scena mediatica della città, ma anche la sua reputazione internazionale. Hong Kong, un tempo baluardo della libertà di stampa in Asia e nel Mondo, è scesa dal 18° posto del 2002 all′80° posto del 2021 nell’RSF World Press Freedom Index.

La Repubblica popolare cinese, il più grande sequestratore al mondo di giornalisti con più di 120 reporter o blogger attualmente detenuti, è rimasta ferma al 177esimo posto su 180. I giornalisti in carcere in Cina, secondo le ripetute denunce di Reporter Senza Frontiere, subiscono processi a porte chiuse, senza nessuna tutela delle loro garanzie di difesa, e vengono sottoposti a condizioni di detenzione durissime e a veri e propri maltrattamenti e torture. Tristemente emblematico il caso di Zhang Zhan, la blogger – e avvocato - cinese nota per avere documentato il caos e le responsabilità del governo a Wuhan durante le prime fasi dell’epidemia di Covid-19 nel febbraio 2020, che attualmente si trova in fin di vita in carcere, dopo uno sciopero della fame che l’ha portata a pesare meno di 40 chili. Amnesty International ne chiesto il “rilascio immediato”, affinché possa ricevere il trattamento medico e le cure di cui ha bisogno, senza le quali “rischia di morire”. Sul suo account Twitter, il fratello ha scritto che “potrebbe non sopravvivere all’inverno”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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