La Città della Scienza a Roma, senza perdere altro tempo (di C. Calenda)

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The candidate mayor of Rome at the next elections, Carlo Calenda during a confrontation at the Acquario Romano, during the 'Festival del'Architettura'.
The candidate mayor of Rome at the next elections, Carlo Calenda during a confrontation at the Acquario Romano, during the 'Festival del'Architettura'.

Raccolgo molto volentieri la proposta della creazione di una ‘Città della Scienza’ avanzata dalla Commissione per i Musei naturalistici e i Musei della Scienza dell’Accademia Nazionale dei Lincei, e rilanciata su HuffPost, sotto forma di appello ai candidati sindaco di Roma, dal presidente della Commissione Giorgio Manzi.

L’idea di immettere in un circuito integrato le Istituzioni Scientifiche esistenti a Roma (università, centri di ricerca, collezioni scientifiche, realtà museologiche, laboratori) ed innalzarle a punto di riferimento nazionale e internazionale per la diffusione della conoscenza e del metodo scientifico tramite la costituzione di un centro di raccordo è certamente condivisibile e degna di apprezzamento.

Essa favorirebbe, soprattutto da parte dei giovani, a partire dai primissimi anni di scuola, l’acquisizione di una cultura scientifica, attraverso un metodo empirico, di sperimentazione quotidiana, di partecipazione e visione concreta alle attività svolte dagli enti deputati. Roma, a differenza di tutte le metropoli internazionali, non è ancora dotata di una struttura dedicata alla diffusione della scienza. E lo stesso Presidente Manzi ricorda come i vari progetti proposti nel tempo siano falliti per ragioni incomprensibili, in quanto non legate alla reale assenza di risorse o di luoghi fisici deputati ad ospitare le relative strutture. Sono falliti piuttosto per colpa di una politica inconcludente che nel tempo ha fatto della mancanza di capacità gestionali uno dei suoi tratti distintivi.

Per Roma, che è la prima città del paese per numero di iscritti ai poli universitari metropolitani, che ospita policlinici universitari di assoluta eccellenza e che vede nella sua area vasta un distretto farmaceutico di rilevanza internazionale come quello di Pomezia, è semplicemente inaccettabile. La diffusione di una cultura scientifica e di un’educazione ai metodi rigorosi che essa applica ad ogni campo dell’agire umano è un obiettivo non più rinviabile e Roma ha tutti gli strumenti per essere a capo di questo processo.

I progressi scientifici ed il lavoro straordinario degli studiosi del settore ci hanno offerto, per mezzo dei vaccini, una possibile via d’uscita dalla morsa del Covid e luoghi come la Città della Scienza servirebbero in questo caso a contrastare la disinformazione “No-Vax” su questi ed altri temi scientifici.

Come già ricordato, ciò che è veramente mancato nel tempo per la realizzazione di una Città della Scienza a Roma non sono stati né i finanziamenti né le disponibilità di spazi. Oggi infatti il PNRR, oltre alle ingenti risorse per la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico, prevede ad esempio 300 milioni di euro per la “rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura” e 500 milioni di euro per la “strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale”.

Sono finanziamenti che verranno aggiudicati a progetti definitivi e da realizzare entro il 2026, condizioni che ci danno il senso concreto delle azioni che dovremo intraprendere affinché Roma possa attingervi e possa finalmente realizzare la Città della Scienza. Dopo anni di promesse non mantenute, Roma non può più permettersi di perdere altro tempo.

La proposta della commissione dell’Accademia dei Lincei è assolutamente in linea con la mia visione per Roma e sono quindi lieto di accogliere l’offerta di collaborazione avanzata dalla stessa.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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