La Commissione europea apre al "codice di condotta" per le navi delle Ong

La Commissione europea apre al "codice di condotta" per le navi delle Ong

Il caso della nave Ocean Viking, approdata in Francia con 230 persone migranti salvate nel Mar Mediterraneo, dopo uno scontro diplomatico con il governo italiano, è arrivato a Bruxelles, dove si è tenuta la riunione straordinaria dei ministri dell'Interno convocata dopo la disputa tra Parigi e Roma.

Posizioni divergenti

Il governo francese ha ribadito in maniera perentoria la sua posizione: tutte le navi umanitarie che salvano persone nel Mediterraneo devono sbarcarle nel porto più vicino, cioè in uno degli Stati del Sud Europa.

"Se l'Italia non consente alle navi di attraccare viola il diritto marittimo e il principio di sbarco nel porto sicuro più vicino", ha detto all'arrivo il ministro dell'Interno di Parigi Gérald Darmanin.

"Non ha senso che i Paesi che attuano i ricollocamenti, cioè Francia e Germania, siano gli stessi che accolgono le navi e quindi i migranti che arrivano dall'Africa e dall'Asia".

Il ministro si riferisce a un meccanismo volontario di ripartizione dei richiedenti asilo concordato lo scorso giugno fra 18 Paesi dell'Unione Europea. Ma i ricollocamenti di cui parla sono stati giudicati "deludenti" dagli Stati del sud Europa, che vorrebbero quote più alte e una maggiore celerità nelle procedure.

L'ipotesi del codice di condotta

In una dichiarazione congiunta Italia, Grecia, Cipro e Malta hanno chiesto più solidarieta al resto d'Europa e anche un quadro giuridico più stringente per le operazioni di salvataggio effettuate dalle navi delle Ong. La Spagna non si è unita formalmente alla richiesta, am secondo fonti diplomatiche avrebbe le stesse posizioni.

Il governo italiano, in particolare, vorrebbe un codice di condotta europeo per le organizzazioni non governative: opzione a cui la Commissione europea non chiude le porte, come spiega a Euronews Margaritis Schinas, vice-presidente della Commissione e incaricato dello Stile di vita europeo.

"Penso che l'ipotesi sia sul tavolo. Dobbiamo collaborare con le Ong, ma in maniera ordinata, in un modo che rispetti anche gli Stati membri, strutturando le operazioni di ricerca e salvataggio con un metodo costruttivo . E se questo richiede una cornice più rigida, come un codice di condotta, noi lo supporteremo".

Qualcosa di simile a un codice di condotta si legge al punto 17 del Piano d'azione per il Mediterraneo centrale, che la Commissione ha appena presentato e che ministri hanno discusso a Bruxelles. Uno simile verrà presentato per la rotta balcanica, fonte di preoccupazione per vari Stati con i suoi numeri in forte aumento: +168% di ingressi irregolari rispetto all'anno scorso nei primi 10 mesi del 2022.

Le fila si tireranno al prossimo Consiglio europeo degli Affari Interni, in calendario l'8-9 dicembre: sarà l'ultimo presideduto dalla Repubblica Ceca, che spera di ottenere accordi e risultati concreti.