La Commissione europea dice sì al Prosek croato, è allarme in Italia

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AGI - La Commissione europea procederà alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della domanda di registrazione della menzione tradizionale 'Prosek' da parte delle autorità croate. E in Italia scoppia la polemica, con il consorzio Prosecco Docg che insorge ("Dobbiamo fare squadra per proteggere il nostro prodotto e il nome Prosecco ma anche per non creare pericolosi precedenti") e il governatore del Veneto, Luca Zaia, che parla di una scelta "che lascia senza parole" e annuncia un ricorso. 

"Di questa Europa non sappiamo cosa farcene - attacca Zaia interpellato dall'AGI - perché non difende l'identità dei suoi territori". E prosegue: "Dovrebbe capire che, non solo si tratta di un prodotto che ha avuto tutti i riconoscimenti formali, dalle stesse strutture amministrative della Commissione europea, anche rispetto alla riserva del suo nome, ma il prosecco ha, addirittura ottenuto il massimo riconoscimento di Patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco". 

 Il "No" unanime dei partiti

La Lega si dice pronta alle barricate per difendere "in ogni modo e in ogni sede" il Prosecco Made in Italy perché "deve essere chiaro a tutti che l'unico vero prosecco è quello prodotto nelle nostre terre", sottolineano gli eurodeputati del Carroccio e rilanciano i colleghi italiani. Ma a contrastare l'ok di Bruxelles sono tutti i partiti italiani. Così la presidente del gruppo Pd alla Camera, Debora Serracchiani, afferma che si tratta di "una decisione che dev'essere contrastata in tutti i modi. A sostenere questa causa - sottolinea - dev'essere per primo il governo italiano, schierandosi con il suo peso istituzionale accanto ai nostri produttori e sostenendo le loro legittime obiezioni". 

E Susanna Cenni, responsabile Politiche agricole e alimentari nella Segreteria del Pd, è sulla stessa lunghezza d'onda: "Ci opporremo visto che la decisione rischia di essere un danno per i nostri produttori e in generale per la difesa di marchi che rappresentano la garanzia della qualità e dell'eccellenza italiana - argomenta - dobbiamo dare valore alla filiera agroalimentare e ai sistemi alimentari locali, e ciò significa anche tutelare identità, storia e qualità espresse dai produttori e dai territori. Sono certa che il nostro paese, attraverso Governo e Parlamento, e i nostri rappresentanti a Bruxelles metteranno in campo ogni strumento per tutelarci".

Della stessa linea anche il senatore Luca De Carlo, responsabile nazionale del dipartimento agricoltura e eccellenze italiane di Fratelli d'Italia, che però dà una stoccata all'esecutivo: "Con una mozione avevo segnalato il pericolo cui saremmo andati incontro, ma si continua ad avere l'impressione che il Governo italiano dorma sugli allori e che ci sia totale scollamento fra quello che fa il nostro governo e quello che invece decide l'Unione Europea. Non può essere sempre e solo colpa dell'Europa, bisogna avere il coraggio di difendere le produzioni e le eccellenze italiane, preventivamente e non a cose praticamente fatte". 

L'allarme degli agricoltori, export a rischio

Ma a opporsi fermamente alla decisione della Commissione sono soprattutto le organizzazioni agricole, a cominciare dalla Coldiretti, secondo cui il via libera al Prosek croato "contraddice anche in maniera clamorosa la recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dall'Unione Europea come la star delle bollicine italiane". L'associazione, numeri alla mano, spiega che la scelta di Bruxelles "rovina anche il record storico dell'export di Prosecco nel mondo, cresciuto del 35% nei primi sei mesi del 2021".     

“E' necessario fare presto per fermare una decisione scandalosa che colpisce il vino italiano più venduto nel mondo - incalza il presidente della Coldiretti Ettore Prandini - si tratta di un precedente pericoloso che rischia anche di indebolire la stessa Ue nei rapporti internazionali e sui negoziati per gli accordi di scambio dove occorre tutelare la denominazione prosecco dai falsi come in Argentina e Australia”.

Ue, due mesi per opporsi; omonimia è consentita

La Commissione europea ha valutato “la conformità ai requisiti di ammissibilità e validità” della “domanda di protezione della menzione tradizionale Prosek presentata dalla Croazia” e “procederà ora alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea”. Ma “tutte le parti interessate disporranno di un termine di due mesi a decorrere dalla data di pubblicazione per presentare un'obiezione motivata”. È quanto ha affermato il commissario all'Agricoltura, Janusz Wojciechowski, nella risposta a un'interrogazione parlamentare presentata da oltre venti eurodeputati, quasi tutti italiani ed esponenti di diversi partiti. I parlamentari si erano rivolti alla Commissione lo scorso 15 luglio in quanto preoccupati dalla somiglianza tra i nomi Prosek e Prosecco, che potrebbe trarre in inganno i consumatori e danneggiare il vino made in Italy.

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