La competition Salvini-Meloni anche sul portone di Palazzo Chigi

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Il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, al termine dell'incontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi a Palazzo Chigi, Roma, 03 novembre 2021. 
ANSA/GIUSEPPE LAMI (Photo: GIUSEPPE LAMI ANSA)
Il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, al termine dell'incontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi a Palazzo Chigi, Roma, 03 novembre 2021. ANSA/GIUSEPPE LAMI (Photo: GIUSEPPE LAMI ANSA)

Anche Giorgia Meloni parla con Draghi. Nello specifico, di manovra e pandemia. Nelle more di cabine di regia e marchingegni simili, ogni leader si arrangia da sé e la competition nel centrodestra si trasferisce nel rapporto diretto con il premier. Più sottovoce di Salvini, la presidente di FdI ha chiesto a sua volta un incontro per fare un punto “generale” dei temi caldi. Agevolata dal fatto che, essendo all’opposizione, non ha ministri che possano mettersi in mezzo. E oggi pomeriggio ha varcato il portone di Palazzo Chigi per esprimere a Draghi il pacchetto di proposte e rivendicazioni del suo partito al governo. A partire dalla legge di Stabilità su cui Meloni gioca d’anticipo annunciando un’iniziativa comune del centrodestra. Ma con un avviso alla maggioranza: FdI non vede motivo di prorogare lo stato di emergenza oltre il 31 dicembre, e in Parlamento si regolerà di conseguenza.

Nel giorno in cui nella Lega volano gli stracci tra Salvini e Giorgetti, Meloni si prende il suo pezzo di scena. Frena sull’eurogruppo sovranista su cui il Capitano ha appena spinto l’acceleratore: “Disponibili al confronto ma nulla è ancora deciso”. Gela il “semi-presidenzalismo de facto” lanciato dal ministro per lo Sviluppo Economico: “Noi presidenzialisti ma serve una riforma”. Snocciola le richieste anzitutto in vista della legge di Stabilità: riduzione del cuneo fiscale destinando gli 8 miliardi stanziat al mondo del lavoro; paletti sulla “follia targata Pd-M5S” del reddito di cittadinanza con l’anticipazione dei controlli che hanno appena portato alla scoperta di 48 milioni di euro finiti in mani indebite; contrarietà alla riforma del catasto, salva l’emersione delle case fantasma, che porterebbe “inevitabilmente” all’aumento dell’imposizione; lotta alle “pensioni d’oro” e reintroduzione del contributo di solidarietà, abolizione del minimo contributivo per artigiani e commercianti. E Meloni “scippa” anche un caposaldo della strategia leghista: la proroga del sistema forfettario per le Partite Iva fino a 65mila euro, fiore all’occhiello di Salvini.

Oltre un’ora di colloquio con Draghi, con la conversazione virata anche sulla pandemia: “L’Italia è la nazione che ha usato il green pass nel modo più invasivo – ha detto la leader FdI – Quindi o funziona e non c’è bisogno di prorogare lo stato di emergenza oppure questa scelta è fallimentare e va rivista”. Il premier è rimasto sul vago, sottolineando che nessuna decisione sull’estensione dello stato di emergenza all’anno prossimo è ancora stata presa (anche se l’argomento è gà in campo, e il ministro Speranza in primis sarebbe favorevole) e che come sempre si valuterà in base all’andamento della curva dei contagi. Quello dei dati in evoluzione è il mantra con cui Draghi seda e sopisce ogni incursione sull’argomento.

Infine Meloni ha insistito sul “clima” del Paese e sull’importanza della libertà di manifestazione del dissenso: “Colpita dal Daspo a Puzzer per il suo banchetto, come lo ero per gli idranti a Trieste. Non sono reazioni degne di una democrazia – ha detto all’uscita del faccia a faccia – Non siamo la Cina, la Corea o i Talebani...”. Da Palazzo Chigi nessun commento ufficiale. Magari anche stavolta il merito sta nel metodo: l’assenza di filtri.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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