La conduttrice televisiva francese svela a 'Vieni da me' i maltrattamenti della mamma

La conduttrice Ema Stokholma racconta le violenze subite dalla madre

La conduttrice e deejay francese Ema Stokholma, ospite di Caterina Balivo nella puntata di ‘Vieni da me‘ di martedì 26 maggio, nel corso dell’intervista ha parlato dei maltrattamenti subiti dalla madre quando era bambina. Una verità non conosciuta, ma raccontata nel suo libroPer il mio bene‘ al fine di lasciare la sua testimonianza.

Ema Stokholma parla della madre

La protagonista dell’ultimo Festival di Sanremo con la conduzione del PrimaFestival assieme ai simpaticissimi Gigi e Ross, ha anticipato l’intervista pronunciando le seguenti parole dalle quali è trasparito dolore, ma anche tanta speranza: “Non voglio fare vittimismo, ho superato la cosa e vado in analisi, ma il libro l’ho scritto per dare un segnale. Dobbiamo aiutare i bambini e anche i genitori, mia madre poteva e doveva essere aiutata.” Nel corso dell’intervista, la deejay ha voluto raccontare tutte le violenze subite da sua madre, un pò per sfogarsi, un pò per aprire gli occhi a tantissime altre persone che vivono queste realtà tristi e dolorose. “Le urla a casa mia c’erano. Nelle case di molti bambini ci sono le urla. Per questo ho scritto la mia storia. Mio padre è sparito, il mio nucleo familiare era mio fratello e mia madre. Che delusione il primo pugno di mia madre. Fermò la macchina di botto, si girò e me lo diede.” Poi la Stokholma ha continuato: “Tornavo a casa e ci picchiava. Credo che lei non stesse bene. Non c’è mai stato nessun aiuto psicologico e nessuna diagnosi. Aveva molti problemi mentali. Le dava fastidio anche la mia fisicità. Mi svegliavo, si svegliava e magari diceva che avevo gli occhi strani e partivano le botte. Non riuscivo mai a parlare con lei, lei sembrava quasi che non capisse.”

Il rapporto col padre

La conduttrice francese ha dichiarato anche di avere ricucito il rapporto con suo padre, senza però mai riuscire a parlare con lui di tutti i maltrattamenti subiti durante la sua infanzia: “Ho provato a raccontare a mio padre ma c’è poco ascolto quando ci sono storie del genere. Se tu non entri nei particolari, la gente non capisce. Non distingue. Ed è difficile raccontarlo. Poi lo scrivi e tutti si accorgono di quello che succedeva.”