La confessione fiume del killer di Halle. Le armi stampate in 3D

Roberto Brunelli

Ha ammesso di essere un estremista di destra, ha confermato che il movente dell'attacco era l'odio verso gli ebrei. Una confessione-fiume, quella di Stephan Balliet, il 27enne che due giorni fa nella speranza di provocare un massacro ha dato l'assalto alla sinagoga di Halle, in Sassonia-Anhalt, per poi uccidere due persone nella stessa via in cui si trova il luogo di culto.

Ha parlato per ore e ore, come riferito dalla Procura federale di Karlsruhe, spiegando in maniera "molto estesa" i 100 minuti di terrore scatenati nella città della Germania orientale, nonché il percorso contorto che lo ha portato fin là, con un intero arsenale di armi fabbricate in casa, apparentemente con una stampante in 3D che gli inquirenti hanno trovato nell'abitazione dei genitori durante una perquisizione.

L'idea, come appare chiaramente dal video realizzato con la telecamerina montata sul suo casco e dal 'manifesto' pubblicato in rete, era di emulare l'attentatore suprematista della strage di Christchurch, in Nuova Zelanda.

Emergono ulteriori dettagli sulla personalità di Balliet. Secondo il suo legale, Hans-Dieter Weber, alla base dell'attacco, preparato a detta della polizia sin dallo scorso maggio, vi sarebbe la sua ossessione per le teorie cospirazioniste: "Nella sua visione del mondo, è sempre colpa degli altri per le sue miserie", ha detto Weber all'emittente SWR. Sta di fatto che Balliet ha dichiarato agli inquirenti di aver preparato ed eseguito il colpo in assoluta solitudine. Fino a quel momento, lo avrebbe detto lui stesso, era un "anonimo" nelle spire di Internet. Oggi in giornata, l'uomo sarà trasferito da Karlsruhe alla prigione di Halle.  

È stato lo Spiegel a rivelare che nell'abitazione del padre le forze di sicurezza hanno trovato una stampante 3D che sarebbe servita a realizzare in proprio le sue armi. La capacità di fabbricarsi le armi, secondo gli inquirenti, deriverebbe in parte dai suoi due anni da studente di chimica e dalla professione di tecnico radiotelevisivo. In un'altra stanza, quella della madre, è stato rinvenuto un disco rigido che ora è al vaglio degli esperti, nonché numerosi bigliettini con la scritta "nullità" con i quali Stephan, evidentemente consapevole che ci sarebbero state delle perquisizioni, intendeva dileggiare gli agenti. È proprio la madre a raccontare, sempre allo Spiegel, che la porta della camera del giovane era sempre chiusa: "Li' aveva la sua privacy". 

Intanto, in diversi social media si è diffusa la diceria che il killer di Halle sia nato all'estero, e che su Facebook avrebbe coltivate numerose amicizie con altri user di lingua araba. "È un arabo arrivato in Germania nel 2015", scrive qualcuno. Tutto falso, spiegano fonti di sicurezza: è nato nel 1992 nella città di Martin Lutero, Eisleben, in Sassonia-Anhalt. A Helbra, poco lontano di lì, è ha passato l'adolescenza. 

Intanto a Halle centinaia di persone si sono radunate in centro per onorare le vittime dell'attacco di mercoledì. Un minuto di silenzio è stato osservato nella piazza del mercato. La manifestazione e' stata disturbata da un uomo che da un altoparlante montato sulla sua automobile lanciava parole d'ordine, insulti e slogan di estrema destra.