La Consulta apre al suicidio assistito

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"Non è punibile ai sensi dell'articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio autonomamente e liberamente formatosi", come nel caso di Dj Fabo. Con una sentenza storica, la Corte Costituzionale indica la strada per una legge sul fine vita. Ieri, dopo ore di camera di consiglio, è infatti arrivato l'atteso verdetto: al centro della decisione dei giudici costituzionali la questione della legittimità dell'articolo 580 del codice penale - che punisce l'istigazione o l'aiuto al suicidio con pene tra i 5 e i 12 anni di carcere - sollevata dalla Corte d'Assise di Milano nell'ambito del processo Cappato. La Consulta a ottobre scorso aveva dato un anno di tempo al Parlamento per emanare una legge, ma la discussione da allora non è mai decollata. Ieri la decisione, quindi l'appello dei parlamentari a "fare presto".Dopo la pronuncia della Consulta, la palla passa infatti alla politica. "Si riparta dal Parlamento - afferma la presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio, Francesca Businarolo - e con la nuova maggioranza politica, spero davvero che troveremo la serenità per fare una legge equilibrata, rispettosa di tutti gli orientamenti culturali e che tenda una mano a chi si trovi nella drammatica condizione di decidere della propria vita". Businarolo nel corso dell'esame della pdl popolare sul fine vita, si era pronunciata perché i gruppi lascino libertà di voto ai propri parlamentari. D'accordo con Businarolo, Marcucci e Fedeli del Pd, e con loro il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, il pentastellato Brescia. 

Intanto, fra i commenti alla sentenza spicca quello del diretto interessato, il tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni che rischiava fino a 12 anni di carcere, Marco Cappato: "La Consulta ha deciso: chi è nelle condizioni di Fabo ha diritto a essere aiutato. Da oggi (ieri, ndr.) siamo tutti più liberi, anche chi non è d'accordo. È una vittoria della disobbedienza civile, mentre i partiti giravano la testa dall'altra parte". 

E' invece "sconcerto", "preoccupazione" e presa di "distanza" da parte della Cei: "Si può e si deve respingere - scrive la presidenza dei Vescovi italiani facendo proprie le parole del Papa - la tentazione- indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia".