La Consulta decide "in attesa indipensabile intervento legislatore"

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Roma, 25 set. (askanews) - La Corte Costituzionale ha deciso la non punibilità, a determinate condizioni, dell'aiuto al suicidio, una decisione storica presa dai giudici "in attesa di un indispensabile intervento del legislatore", sottolinea la stessa Consulta.

Undici mesi infatti non sono bastati: il periodo di tempo concesso dalla Corte Costituzione al Parlamento per legiferare in materia di suicidio assistito e fine vita è trascorso invano. Complice anche la crisi del governo giallo-verde, che ha portato alla nascita del nuovo esecutivo Pd-M5S, nessun provvedimento è stato adottato per colmare un vuoto normativo tutto italiano. Così il caso di Marco Cappato è tornato all'esame della Corte Costituzionale. L'udienza pubblica si è tenuta martedì 24 settembre, nella tarda serata di oggi la decisione.

Il nodo giuridico da sciogliere era quello della legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicido che, per una norma che risale al 1930, nel Codice penale italiano è equiparato a quello di istigazione al suicidio.

Furono i giudici della Corte d'Assise di Milano, al termine del processo contro l'esponente, a sollevare davanti alla Consulta una questione di legittimità costituzionale sull'articolo 580 del Codice penale. Ma, a sorpresa, nell'udienza del 24 ottobre 2018, anzichè affrontare la questione nel merito, i giudici costituzionali decisero di rimettere il caso nelle mani della politica. (Segue)