La Consulta decide "in attesa indipensabile intervento legislatore" -2-

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Roma, 25 set. (askanews) - Sospendendo il giudizio per un periodo di 11 mesi - termine scaduto, appunto, il 24 settembre - proprio "per consentire in primo luogo al Parlamento di intervenire con un'appropriata disciplina" sul fine vita, rivedendo "l'attuale assetto normativo" che "lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti". Ecco perchè la decisione fu quella "di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell'articolo 580 codice penale all'udienza del 24 ottobre 2019". Un appello ignorato dalla politica e dunque caduto nel vuoto.

Oggi la Consulta ha deciso la non punibilità, a determinate condizioni, di "chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli". Anticipando alcuni punti chiave prima del deposito della sentenza, la Consulta ha anche indicato alcune condizioni e modalità specifiche, desumibili dalle norme dell'ordinamento, quali quelle sul consenso informato, le cure palliative, la sedazione profonda, ma ha sottolineato "in attesa di un indispensabile intervento del legislatore", sollecitando quindi ancora una volta il Parlamento, che ora però avrà la guida delle indicazioni della sentenza della Corte Costituzionale da rispettare.