La contessa Bellentani e il tragico delitto dell'ermellino sul Lago di Como

Di Antonia Matarrese
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Photo credit: Eva Novelli
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From Harper's BAZAAR

Un colpo secco di rivoltella al petto dell’amante. Era la notte del 15 settembre 1948 e al Grand Hotel Villa d’Este di Cernobbio, sul Lago di Como, gli ultimi ospiti che avevano assistito a un defilè organizzato dalla famosa sarta milanese Biki si attardavano al bar.

Pia Caroselli, moglie del conte Lamberto Bellentani, era la più elegante della serata: abito bianco che lasciava scoperta la schiena e cappa di ermellino in tinta. La vita sociale della coppia era molto intensa e, fra le tante frequentazioni, per un crudele scherzo del destino finirono al tavolo con Carlo Sacchi, industriale della seta e amante di Pia da qualche anno.

Sognatrice e incline alla malinconia lei, spavaldo e donnaiolo lui, si erano conosciuti all’Hotel Des Bains di Venezia nell’estate del ’40 ma non si trattò di colpo di fulmine. Ad avvicinarli, qualche tempo dopo, fu la comune passione per la poesia e la tragica morte di una delle tre figlie di Sacchi. La relazione prese corpo sul finire della guerra quando Sacchi riprese a viaggiare per lavoro e a collezionare conquiste sotto gli occhi della moglie Lilian, ex ballerina di origini austriache, che lasciava correre.

Non della stessa pasta era fatta Pia: nata a Sulmona in una famiglia che dal nulla aveva costruito una piccola fortuna, educata all’antica in collegi di suore a Roma, avida lettrice di romanzi rosa che la portavano a fantasticare sul suo futuro. L’incontro con il “principe azzurro”, Lamberto Bellentani, scapolo d’oro colto e distinto, molto più grande di lei, avvenne neanche a dirlo in un albergo, il Cristallino di Cortina. Corteggiamento serrato, matrimonio fastoso, nuova casa in Emilia, due bambine molto amate da entrambi.

La sera di quel 15 settembre 1948, Pia Bellentani era reduce da un gran mal di testa. Fu incerta fino all’ultimo momento se andare o no alla sfilata dove avrebbe incontrato Sacchi e la donna che occupava il suo cuore e i suoi pensieri già da un po’, Mimì Guidi. Li vide ballare insieme, uscire più volte dalla sala. Quando lo affrontò per l’ultima volta erano circa le due. Il dramma, fra gelosia, provocazioni, fatalità si stava consumando sotto gli occhi dei presenti: gli sparò e lo uccise. Dopo aver premuto il grilletto della pistola militare che il marito portava sempre con sé e che aveva recuperato al guardaroba nascondendola sotto la pelliccia, Pia si puntò l’arma alla tempia. Ma era inceppata. In preda a una crisi di nervi, si rifugiò tra le braccia del marito.

Il processo a Pia Bellentani monopolizzò le cronache dell’epoca e si concluse con una condanna a dieci anni di reclusione di cui tre condonati e altrettanti in una casa di cura. Il 23 dicembre 1955, la contessa fu graziata dal Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi.