La corsa al vaccino per il Covid-19 è già finita: chi ha vinto e chi ha perso

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Photo credit: CHANDAN KHANNA - Getty Images
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From Esquire

Dopo un gran numero di buone notizie arrivate nel corso di novembre sul fronte dei vaccini, e l’avvio dell’immunizzazione di massa in Gran Bretagna e a breve in Europa, arriva qualche fisiologico ritardo sui tempi.

I colossi farmaceutici Sanofi e Gsk hanno infatti annunciato un intoppo nel loro programma di sviluppo di vaccino anti-Covid “a base di proteine ricombinanti adiuvate”. Bisogna migliorare la risposta immunitaria negli anziani. I risultati interni delle fasi 1 e 2 dei trial – si legge in una nota - hanno mostrato una risposta immunitaria paragonabile a quella dei pazienti che si sono ripresi dalla Covid-19 negli adulti di età compresa tra 18 e 49 anni, ma una bassa risposta immunitaria negli anziani “probabilmente a causa di una concentrazione insufficiente dell'antigene”. La maxialleanza, insomma, ha messo in cantiere uno studio di fase 2b che dovrebbe iniziare il prossimo febbraio, col supporto della statunitense Barda, Biomedical advanced research and development authority.

Questo significa che la tabella di marcia del loro prodotto subirà un ritardo: lo scorso aprile le due aziende puntavano a presentare la richiesta di autorizzazione entro il primo semestre del prossimo anno, con l’obiettivo di consegnare un miliardo di dosi entro la fine del 2021. Adesso nel caso in cui le ulteriori sperimentazioni (basate su un test effettuato su primati non umani con una formulazione migliorata di antigeni) riescano a migliorare la risposta nei pazienti anziani, un simile passo non potrà che arrivare nella seconda parte dell’anno, ritardando dunque la potenziale disponibilità del vaccino dall’autunno in poi. I laboratori dei due giganti farmaceutici lavoreranno dunque per “affinare la concentrazione di antigeni in modo da ottenere un'elevata risposta immunitaria in tutte le fasce d'età”. Una differente efficacia per età era d’altronde uno dei dubbi più frequenti sollevati dagli esperti nel corso di questi mesi.

Photo credit: GETTY
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Secondo i contratti stipulati dalla Commissione europea, all’Italia sarebbero dovuti arrivare circa 40 milioni di dosi da Sanofi nel corso del 2021. Ma stando al commissario all’emergenza Domenico Arcuri, tuttavia, non ci sarebbe da preoccuparsi. Parlando degli eventuali ritardi del vaccino AstraZeneca, del quale l’Italia dovrebbe ricevere sempre 40 milioni di dosi, ci sarebbe già un piano alternativo: “L'Europa ha concordato con Moderna la possibilità di raddoppiare da 80 a 160 milioni le dosi da destinare al nostro Continente” ha detto il capo di Invitalia alla Stampa. La stessa strategia potrebbe dunque supplire alle eventuali mancanze dovute ai ritardi di Sanofi-Gsk. Il manager ha poi aggiunto che “le dosi arriveranno nello stesso giorno in tutti i Paesi europei, una volta ottenute le necessarie autorizzazioni degli enti regolatori” e dunque “già a metà gennaio si potrebbe partire”.

Negli Stati Uniti, invece, sarà il weekend della piena autorizzazione all’uso di emergenza del vaccino Pfizer-BioNTech. La commissione di esperti della Fda ha infatti dato parere positivo, con 17 voti a favore, 4 contrari e un astenuto, al primo vaccino disponibile (di cui tuttavia nelle prossime settimane arriveranno meno dosi del previsto). Si apre così la strada all’avvio della vaccinazione di massa nel paese. Anche in questo caso i primi ad essere vaccinati saranno il personale sanitario e ospiti delle strutture di lungodegenza.

Intanto, un vaccino in fase di sviluppo all’università del Queensland in Australia insieme all’ente biotecnologico Commonwealth Serum Laboratories (Csl) è stato abbandonato. Alcuni partecipanti hanno infatti riportato falsi risultati positivi al virus dell’Hiv. Il governo australiano ne aveva prenotate 52 milioni di dosi ed era uno dei quattro ritrovati su cui contava di fare affidamento. Il primo ministro Scott Morrison ha annunciato che aumenterà le ordinazioni già in corso dai colossi farmaceutici AstraZeneca e Novavax. Ma la capacità produttiva dei colossi farmaceutici non è infinita e alla fine, a causa di questi ritardi o fallimenti, qualcuno rimarrà senza tutte le dosi prenotate. Anche se, a dirla tutta, di dosi ne sono state prenotate molte più del necessario: in Italia dovrebbero per esempio arrivarne qualcosa come 200 milioni di dosi. C’è dunque margine per qualche defaillance, pur corposa. Per Csl, insomma, niente seconda né terza fase per il momento.

Photo credit: Hugh Hastings - Getty Images
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Dopo AstraZeneca anche Pfizer ha pubblicato i risultati dei suoi test su una rivista specializzata, la New England Journal of Medicine, confermando un’efficacia del 94,8% dopo due dosi e scatenando il giubilo di esperti come Roberto Burioni (“è un trionfo, ora vaccinazione e subito, con un vaccino di questa efficacia, anche un solo giorno di ritardo nell’iniziare le vaccinazioni sarebbe non grave, ma gravissimo”). Sempre il gruppo britannico ha iniziato un programma di test clinici congiunti con il governo russo, che consisteranno nell’abbinamento dei due vaccini contro il Covid-19. 2Annunciamo un programma di test clinici per valutare la sicurezza e l'immunogenicità dell'associazione di Asd1222, sviluppato da AstraZeneca e dall'Università di Oxford e di Sputnik V, sviluppato dall'istituto di ricerca Gamaleia” ha reso noto la controllata di AstraZeneca nella federazione in un comunicato, precisando che i test saranno effettuati su persone di almeno 18 anni.

Photo credit: GAVI/THE VACCINE ALLIANCE
Photo credit: GAVI/THE VACCINE ALLIANCE

Nel complesso, nel mondo ci sono 10 vaccini che hanno concluso o stanno concludendo la terza fase di trial, 14 in seconda e 21 in prima. Ma oltre 154 in fase sperimentale di laboratorio e sugli animali. A una corsa che per il momento premierà i primi arrivati (Pfizer, Moderna e AstraZeneca) era naturale che corrispondesse un contraccolpo in cui gli altri colossi punteranno ad arrivare sul mercato con soluzioni migliori, più semplici da distribuire e ancora più efficaci in tutte le fasce di popolazione, bambini e anziani.

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