La corsa a ostacoli della commissione Von der Leyen

F. Greco, M. Maugeri

È una vera e propria corsa a ostacoli, quella che Ursula von der Leyen deve correre per potersi insediare con la nuova Commissione europea il prossimo 1 dicembre. Se il versante francese è libero con il voto favorevole del parlamento europeo per Thierry Breton, a complicare il quadro sono, adesso, il fronte britannico e, in particolare, quello ungherese, che rinnova la preoccupazione tra la sinistra e tra i moderati per il peso che Viktor Orban potrebbe avere nel sistema politico europeo dei prossimi anni.

Il primo ha a che fare con la mancata nomina da parte del Regno Unito del commissario inglese comunicata ieri sera a Bruxelles da una lettera di Downing street. La Commissione ha lanciato una procedura di infrazione contro il Regno Unito per violazione degli obblighi previsti dal Trattato: l'esecutivo comunitario ha dato al governo Johnson fino al 22 novembre per rispondere, sottolineando che la nuova Commissione "deve entrare in carica il più presto possibile".

Quanto a Budapest, la commissione Affari esteri dell'Europarlamento ha bloccato la conferma del candidato commissario ungherese, Olivier Varhelyi, a cui è stato attribuito il portafoglio dell'Allargamento ma che non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi richiesta per la conferma dopo l'audizione di ieri mattina. In particolare i gruppi del Partito Popolare Europeo, dei Conservatori e Riformatori Europei e di Identità e Democrazia si sono espressi a favore, mentre i Socialisti&Democratici, i liberali di Renew Europe, i Verdi e la Sinistra Unitaria Europa hanno votato contro la conferma.

"Come commissario, dal giorno in cui sarò eletto, agirò in modo completamente indipendente, non prenderò istruzioni da alcun governo o istituzione e non accettero' alcuna interferenza", aveva assicurato Varhelyinel corso dell'audizione, ma ciò non deve essere bastato per promuoverlo.

Alle obiezioni di diversi parlamentari che hanno sollevato la questione sia del rispetto dello Stato di diritto in Ungheria, sia della vicinanza del governo Orban a Turchia e Russia, Varhelyi ha risposto che "seguirò la politica dell'Unione europea e solo quella". A Varhelyi verrà dunque chiesto di rispondere a un questionario supplementare per iscritto. Se i coordinatori della commissione Affari esteri saranno soddisfatti, la sua candidatura sarà confermata. Altrimenti Varhelyi potrebbero essere sottoposto a una seconda audizione.