La corsa scientifica della Cina per diventare da culla a killer del virus

(Photo: Eugeneonline via Getty Images)

Joan Shen Huaqiong stava volando a casa a Shanghai da New York quando una misteriosa malattia respiratoria si stava diffondendo a un ritmo allarmante a Wuhan, nella provincia di Hubei - l’epicentro originale della pandemia di coronavirus. Qualche ora prima Shen, amministratore delegato di I-Mab Biopharma, e il suo team, erano alla Borsa di New York per suonare la campanella che decretava la quotazione a Wall Street della prima società cinese di biotecnologie negli Stati Uniti in oltre due anni. In quel momento decisero che bisognava fare qualcosa in fretta per far fronte alla situazione.

La Cina non vuole più passare alla storia come il paese che ha dato origine al problema, ma come quello che ha trovato la soluzione. Dopo anni di enormi investimenti sulle biotecnologie e la ricerca, infatti, Pechino è fiduciosa che saranno proprio le aziende biomediche cinesi, come quella di Shen Huaqiong, quotate a New York, supercapitalizzate e armate di idee, a unire le forze nella corsa per trovare una cura al coronavirus, mentre la pandemia devasta il mondo.

Ne è convinto Song Ruilin, capo della China Pharmaceutical Innovation and Research Development Association (PhIRDA), quando afferma sicuro che “le politiche avviate nel 2008 per sostenere lo sviluppo di nuovi farmaci stanno iniziando a dare i loro frutti in Cina”.

I-Mab Biopharma inizierà presto una sperimentazione clinica su un farmaco che si mostra molto promettente contro Covid-19, mentre la sperimentazione di Cansino Biologics su un vaccino è stata appena approvata dalle autorità cinesi. Le due aziende leader nella ricerca biomedica in Cina fanno parte di un numero crescente di start-up fondate nell’ultimo decennio da esperti scienziati cinesi, formatisi in Occidente. Forti di miliardi di dollari in investimenti in capitale di rischio e foraggiate da ingenti fondi provenienti da offerte pubbliche, queste start-up sono cresciute esponenzialmente sia in dimensioni, che in capitalizzazione, che in expertise, e sono ora in prima linea nella nuova industria farmaceutica cinese rampante, lanciate ormai a livello internazionale nella registrazione di brevetti farmaceutici e di invenzioni di nuove attrezzature medicali.

La Cina è stata un importante produttore ed esportatore di farmaci generici negli ultimi 15 anni, ma con scarsi investimenti nello sviluppo di farmaci innovativi, fino a poco tempo fa. Circa 301 medicinali generici hanno ottenuto l’approvazione all’immissione in commercio l’anno scorso. L’industria ha prodotto 3,57 trilioni di yuan (504 miliardi di dollari) di prodotti farmaceutici nel 2018, con 1,71 trilioni di yuan di vendite sul mercato interno, secondo la PhIRDA. Dei 51 farmaci innovativi approvati in Cina lo scorso anno, 10 sono stati sviluppati localmente, con un incremento dell′11% rispetto al 2018. Per dare un’idea del tasso di crescita, a dir poco “esplosivo”, solo 38 farmaci erano stati sviluppati nell’intero decennio fino al 2017.

Gli imprenditori e i loro investitori sono stati fortemente supportati dal sistema sanitario nazionale di Pechino soprattutto grazie alla recente riforma del meccanismo di approvazione dei farmaci: lo stato cinese ora ha più denaro per coprire i costi dei farmaci innovativi, mentre l’approvazione per l’immissione nel mercato di nuovi farmaci è molto più rapida e la fattibilità finanziaria dei progetti di ricerca è divenuta molto più efficace. Il presidente dell’associazione, Song Ruilin, ha affermato recentemente che alcuni nuovi farmaci sviluppati da società cinesi sono davvero “degni di nota a livello mondiale”.

 

Questa enorme “galassia biomedica” del Dragone, in questo momento è tutta concentrata sulla ricerca di cure per Covid-19 e di un vaccino efficace, in una lotta contro il tempo (e contro la concorrenza ugualmente agguerrita degli storici” giganti del farmaco come Roche o Glaxo).

“Già durante le lunghe vacanze del Capodanno lunare, all’inizio di febbraio, il nostro personale di ricerca e sviluppo, superando gli ostacoli rappresentati dall’isolamento familiare e dai differenti fusi orari, si è impegnato al massimo per elaborare rapidamente una strategia” ha detto il CEO di I-Mab, Joan Shen “e l’azienda ha messo in campo tutte le risorse economiche necessarie per supportare questo progetto”. A metà marzo I-Mab, che è un’azienda biomedica specializzata nello sviluppo di farmaci per il cancro e le malattie autoimmuni con sede a Shanghai, aveva già compiuto progressi sufficienti per chiedere l’approvazione normativa per la sperimentazione con il farmaco candidato TJM2, attraverso studi clinici che hanno coinvolto più di 100 volontari negli Stati Uniti. TJM2 è un anticorpo progettato per prevenire o arginare il progresso della malattia mortale da Covid-19 “neutralizzando” una sostanza secreta dalle cellule immunitarie, che svolge un ruolo chiave nel causare infiammazione e polmonite.

“Abbiamo seguito da vicino i casi riportati a Wuhan, e ci siamo resi conto che c’era una correlazione tra la gravità dei casi e la sindrome da rilascio di citochine (CRS)”, ha dichiarato Shen in un’intervista al quotidiano in lingua inglese di Hong Kong, il South China Morning Post. “Abbiamo contattato alcuni ospedali a Wuhan, dove i medici erano ansiosi di trovare un farmaco efficace per curare la CRS”. La CRS è una reazione eccessiva del sistema immunitario che colpisce un paziente su cinque infettato dal virus Sars-nCov-19, che potrebbe causare difficoltà respiratorie, collasso circolatorio, insufficienza multiorgano e morte. Così I-Mab ha subito deciso – come conseguenza - di spostare uno dei suoi otto candidati farmacologici negli studi clinici sull’uomo per l’artrite reumatoide e le complicazioni derivanti da un tipo di terapia del cancro, mettendoli in cima al suo programma di ricerca come potenziali rimedi per i casi gravi della malattia di Covid-19, con evidenze cliniche molto promettenti.

Ma I-Mab non è l’unica azienda farmaceutica cinese alla ricerca di una cura per coronavirus, come si è detto. La scorsa settimana Cansino Biologics, con sede a Tianjin, ha dichiarato che la sua sperimentazione clinica iniziale su un candidato al vaccino geneticamente modificato per il nuovo coronavirus - uno sforzo congiunto con l’Accademia delle Scienze mediche militari cinesi - è stata approvata dagli organismi di controllo di Pechino e presto inizierà il reclutamento di volontari. Cansino, quotata a Hong Kong, aveva precedentemente sviluppato un vaccino contro il virus Ebola, che era stato approvato dal governo cinese per le scorte nazionali e l’uso di emergenza.

Alex Zhavoronkov, co-fondatore e CEO di Insilico Medicine di Hong Kong, uno sviluppatore di software di intelligenza artificiale per la ricerca di nuovi farmaci, smorza in parte gli entusiasmi cinesi ma allo stesso tempo è convinto che non vi siano dubbi sul fatto che la Cina oggi stia sviluppando le potenzialità e soprattutto le risorse per ottenere significativi risultati in questo campo, ponendosi anche in diretta concorrenza con i giganti del farmaco occidentali: “La maggior parte dei candidati come nuovi farmaci in Cina, oggi vengono ancora sviluppati “su licenza” oppure sono addirittura delle copie” ha detto. “Questo in realtà appare normale, perché lo sviluppo di un nuovo farmaco per un nuovo obiettivo è molto rischioso, presenta un tasso medio di fallimento superiore al 90%, un tempo di sviluppo di oltre un decennio e miliardi di dollari di investimenti. Ma alcune aziende cinesi stanno diventando più innovative e alcune stanno perseguendo obiettivi nuovi e difficili. Inoltre” ha insistito Zhavoronkov, “i significativi progressi della Cina nello sviluppo dell’intelligenza artificiale possono rendere questo processo meno rischioso, più rapido e soprattutto economico”.

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