La Corte dell'Aja indagherà sui crimini di guerra di Israele e Hamas

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AGI - Primo passo per un'inchiesta che stabilisca se Israele e Hamas abbiano compiuto crimini di guerra in Cisgiordania, Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza.

La Corte Penale Internazionale dell'Aja ha infatti stabilito di avere giurisdizione sulla situazione nei territori occupati da Israele nella Guerra dei Sei Giorni del 1967. 

Era stata la procuratrice generale, Fatou Bensouda, che alla fine del 2019 aveva suggerito la possibilità di aprire le indagini su Israele e sul movimento islamista Hamas, che governa de facto a Gaza; ma aveva voluto un chiarimento sui "territori nei quali si possono portare a termine le indagini".

Secondo Bensouda, gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali e Israele ha violato le leggi di guerra durante l'operazione Protective Edge (Margine Protettivo), nel 2014, e durante le rivolte al confine di Gaza del 2018, in cui morirono più di 273 palestinesi e oltre 16 mila rimasero feriti. 

Israele non fa parte della Corte, di cui non accetta la legittimità per cui l'ufficio di Bensouda non potrà svolgere alcuna inchiesta nel suo territorio.

La Corte penale internazionale non ha una propria forza di polizia incaricata di eseguire mandati di arresto, ma fa affidamento sulla volontà degli Stati di attuarli e, per il momento, è improbabile anche che Israele ceda volontariamente potenziali sospettati di crimini di guerra.

La procuratrice gambiana, il cui mandato termina a giugno, ha anche accusato Hamas e altri gruppi terroristici palestinesi di prendere di mira i civili israeliani e di usare i palestinesi come scudi umani. E' possibile dunque che vengano anche indagati i membri dei gruppi armati palestinesi, in particolare per il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza nel territorio israeliano. 

Il premier palestinese Mohammed Shtayyeh ha comunque esultato: "E' una vittoria per la giustizia e l'umanità, per i valori di verità, equità e libertà e per il sangue delle vittime e delle famiglie".

Di segno opposto la reazione del premier israeliano, Benjamin Netanyahu: "La Corte penale internazionale ha dimostrato ancora una volta di essere un organo politico e non un'istituzione giudiziaria: ignora i crimini di guerra effettivi e invece perseguita lo Stato di Israele, un Paese con un regime democratico stabile che difende lo stato di diritto e non è un membro della corte".