La Corte suprema australiana decide domani sul cardinale Pell

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Roma, 12 nov. (askanews) - L'Alta Corte australiana deciderà domani, mercoledì 13 novembre, se accettare l'appello presentato dai legali del cardinale George Pell contro la condanna a sei anni di reclusione per abusi sessuali su due minorenni comminatagli a marzo scorso dalla Corte d'appello dello stato di Victoria.

Dopo la condanna in primo grado, decisa a dicembre dell'anno scorso e, in base al complesso sistema giudiziario australiano pubblicata a febbraio, gli avvocati di Pell avevano fatto appello contestando 13 ragioni per le quali gli abusi sessuali su due chierichetti, che sarebbero avvenuti nel 1996 e nel 1997 quando il porporato era arcivescovo di Melbourne, sarebbero stati "fisicamente impossibili" da compiere, sia per quanto riguarda la cronologia, sia perché la violenza sessuale sarebbe avvenuta in sagrestia a conclusione di una messa affollata, sia per l'impossibilità fisica di compiere tale violenza con addosso i pesanti paramenti sacri della messa. Due giudici su tre che componevano il collegio giudicante, Anne Ferguson e Chris Maxwell, hanno respinto l'appello, mentre il giudice Mark Weinberg lo avrebbe accolto. Nel dispositivo di sentenza di oltre 300 pagine, pubblicato lo scorso agosto, si legge che il giudice Weinberg ha trovato che nella testimonianza della vittima ci fossero discrepanze tali da mettere in dubbio la colpevolezza di Pell e che, più in generale, le altre prove portate dalla vittime rendevano il suo racconto "impossibile da accettare". Tuttavia, ha spiegato il giudice Ferguson, "l'appello su base dell'irragionevolezza (dell'accusa, ndr.) è stato respinto perché due di noi hanno un diverso punto di vista sui fatti". I giudici hanno invece respinto all'unanimità altri due argomenti della richiesta d'appello relative a presunte irregolarità procedurali del processo di primo grado.

Gli avvocati di Pell hanno deciso di fare ricorso e la Corte suprema lo ha accolto nonostante la contrarietà della procura. "Il mero fatto che il giudice Weinberg abbia preso sulle evidenze una posizione diversa dalla maggioranza non giustica l'intervento della Corte suprema", aveva infatti affermato il direttore della pubblica accusa dello Stato di Victoria, Kerri Judd. Secondo la procura, non vi era stato "errore" nella sentenza né c'è una "questione di legge" che la corte debba risolvere.

Il cardinale, 78 anni, si trova ora in carcere. La libertà vigilata sarà possibile dopo tre anni e otto mesi, quando avrà 81 anni. Tornato a luglio del 2017 in Australia per difendersi in tribunale, dopo aver consultato il Papa che gli aveva concesso un "congedo", il cardinale, dal 24 febbraio del 2014 prefetto della Segreteria vaticana per l'Economia, è decaduto nel frattempo da quella carica, rimasta sinora vacante, come confermato a febbraio scorso dal Vaticano, allo scadere di un quinquennio, il 24 febbraio 2019.