La Corte suprema russa dichiara Azov organizzazione terroristica

Non combattenti ma terroristi.
Così la Corte suprema russa ha definito, in via ufficiale, i membri del battaglione Azov: una designazione - quella di organizzazione terroristica - che potrebbe portare ad accuse e pene più severe contro alcuni dei militari ucraini catturati, dopo la strenua resistenza all'interno dell'acciaieria distrutta di Mariupol.

La decisione, emessa su richiesta della Procura generale, entra immediatamente in vigore.

Decine di uomini di Azov sono tenuti prigionieri da Mosca dopo la loro resa a metà maggio.
Le autorità russe hanno aperto un procedimento penale contro di loro, con l'accusa di aver ucciso dei civili.

Intanto, i funzionari ucraini proseguono le indagini per stabilire la verità sull'esplosione, avvenuta nella prigione vicino a Donetsk che deteneva decine di prigionieri di guerra ucraini, catturati dai russi dopo la caduta di Mariupol.

Per gli inquirenti una ricerca ostacolata dalle circostanze, come spiega Dmytro Lubynets, Commissario della Verkhovna Rada dell'Ucraina per i diritti umani: "Non abbiamo accesso al territorio. Non abbiamo accesso alle persone che sono state colpite. Non abbiamo comunicazioni dirette con la parte russa - spiega Lubynets - Tutte le informazioni che raccogliamo sono verificate in modo condizionato".

Le autorità separatiste e i funzionari russi negano la responsabilità dell'esplosione che ha ucciso 53 prigionieri, secondo fonti di Mosca. Anche la Russia ha aperto un'inchiesta, inviando sul posto una squadra del Comitato investigativo, la principale agenzia di investigazione criminale del Paese.

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