La crisi può attendere

Pietro Salvatori
·Giornalista politico, Huffpost
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La crisi può attendere

L’ultimo, estremo rinvio. La crisi della maggioranza giallorossa non si consuma, né in un senso né nell’altro, laddove da settimane tutti i protagonisti sostenevano si sarebbe consumata: il Consiglio dei ministri che doveva approvare il Recovery plan. Teresa Bellanova e Elena Bonetti non si dimettono, si astengono sul piano per non frantumare formalmente la maggioranza, non ancora almeno, mentre Matteo Renzi arriva fin dentro la sala del Consiglio attraverso le agenzie che rilanciano la sua intervista in tv, a Cartabianca, proprio negli stessi minuti in cui a Palazzo Chigi si discute: “Domani mattina decideremo se restare in maggioranza e domani pomeriggio lo comunicheremo”.

L’ennesimo spariglio arriva da una richiesta last minute di Italia viva: il Recovery deve accogliere almeno una parte del Mes. Il Cdm è ancora in corso quando trapela la notizia dell’ultimo rialzo renziano: le chat M5s esplodono: “Hanno parlato per un mese di Recovery senza mai dire questa cosa, è l’ennesimo pretesto strumentale”. Inutile l’opposizione di Gualtieri alla richiesta arrivata in Cdm: “Il Mes non fa parte di Next generation Eu, non sono soldi che possono essere usati come risorse aggiuntive alle spese per la sanità”. Ma non è un prendere o lasciare: le ministre si dicono comunque soddisfatte dei miglioramenti (“Ma non bastano”, rilancia di lì a poco Maria Elena Boschi) e si astengono. Crisi rinviata per lo meno di ventiquattrore.

È Conte a drammatizzare la giornata. Convinto di andare a stanare il bluff, a metà mattina dà il via libera a far trapelare l’aut-aut: “Se il leader di Iv Matteo Renzi si assumerà la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia, per il presidente Giuseppe Conte sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con il sostegno di Iv”. Renzi è spiazzato ma an...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.