La critica di Xi al maoismo spariglia le carte. Anche sul post Biden

·6 minuto per la lettura
(Photo: Kevin Frayer via Getty Images)
(Photo: Kevin Frayer via Getty Images)

La “Rivoluzione Culturale”? Completamente sbagliata. Il “Grande Balzo in Avanti”? Una tragedia. Non lo ha scritto l’ultimo commentatore affetto da sinofobia acuta, ma il “Timoniere” della Cina neo-comunista, il teorico e realizzatore del “socialismo con caratteristiche cinesi”, insomma, l’attuale segretario generale del Partito comunista cinese (PCC), nonché Presidente della Repubblica popolare cinese (e anche Comandante in capo dell’Esercito Popolare di Liberazione): Xi Jinping in persona. Che lo ha messo nero su bianco nella sua storica “Risoluzione”, approvata nei giorni scorsi dall’ultimo Plenum del Partito e il cui testo integrale è stato finalmente reso pubblico oggi. E la prima reazione che viene naturale, leggendo alcuni passi, è quella di stropicciarsi gli occhi e magari darsi pure un pizzicotto, per essere sicuri di essere svegli.

Gli “errori” imputati al Grande Timoniere, scrive testualmente Xi, hanno prodotto “un gran numero di attività criminali” durante il decennio della Rivoluzione Culturale – forse il periodo più controverso della storia moderna della Repubblica popolare. E tra gli errori nell’operato di Mao, il presidente cinese cita espressamente il ‘Grande Balzo in Avanti’, la folle politica dell’industrializzazione ad ogni costo voluta appunto da Mao, che provocò terribili carestie e la morte di decine di milioni di persone. Ma l’intera “Rivoluzione Culturale” finisce nella – assolutamente inedita e imprevedibile, fino ad oggi - lista delle critiche mosse al maoismo, stilata da Xi: Mao, si legge nel testo della risoluzione, “fece una stima completamente sbagliata della situazione di classe e della situazione politica del partito e del Paese in quel momento”, dando il via alla Rivoluzione Culturale. “Gli errori del compagno Mao Zedong nella teoria e nella pratica della lotta di classe nella società socialista si svilupparono sempre più gravi e il Comitato Centrale del partito non riuscì a correggerli in tempo”, continua Xi nella Risoluzione, e “purtroppo la linea corretta formata dall’VIII congresso del Partito” tenutosi nel 1956, “non ha potuto essere pienamente rispettata”, causando “errori [..] che danneggiarono il Paese e il popolo” continua Xi, e per questo “le lezioni furono estremamente dolorose”. Almeno fino alla fine del 1976, afferma, poco dopo la morte di Mao, quando il Politburo del partito “represse risolutamente” la Banda dei Quattro, a cui vennero attribuite le violenze del decennio più sanguinoso della storia della Cina comunista.

Elogiato invece Deng Xiaoping, che “emancipò la mente” dopo la Rivoluzione Culturale e “cercò la verità dai fatti”, prendendo “la storica decisione di spostare il centro di lavoro del partito e del Paese verso la costruzione economica con le riforme e l’apertura, che rivelarono profondamente l’essenza del socialismo”.

Non si può certamente attribuire al caso il fatto che il testo completo della Risoluzione di Xi sia stato reso pubblico solo dopo il vertice virtuale con il presidente americano Joe Biden, conclusosi stamattina. E finalmente si capisce anche il perché le parti rese note oggi siano state tenute accuratamente segrete prima e durante lo svolgimento del Plenum. La svolta revisionista su Mao dichiarata da Xi - che non è troppo definire storica - è destinata infatti a sparigliare le carte, influendo non soltanto sugli equilibri interni della Cina, ma sicuramente anche sul rapporto del Dragone con l’Occidente e il resto del Mondo. Usa, in primis.

La critica all’operato di Mao da parte di Xi, come abbiamo visto, è decisa, dettagliata e senza incertezze, ma è molto importante notare che lo stesso Xi cerca di “tenere fuori” dalle critiche la dottrina maoista nel suo complesso, per esempio quando definisce “corretta” l’applicazione del marxismo-leninismo alla realtà cinese, riversando in pratica tutte le responsabilità sull’ uomo-Mao Zedong, piuttosto che sul Partito nel suo complesso. Scrive: “Purtroppo la linea corretta formata dall’VIII congresso del Partito” tenuto nel 1956 “non ha potuto essere pienamente rispettata”, causando “errori”. Ancora una netta affermazione, dunque, della validità dell’operato del Partito in quanto entità quasi sovraumana, che in certi momenti della storia del comunismo cinese viene in qualche modo “portato fuori strada” e “corrotto” dagli errori e dalle ambizioni personali dei singoli. Ma resta il fatto che molti passaggi di Xi sono davvero dirompenti.

Non va dimenticato, del resto, come lo stesso Xi – da giovane - abbia avuto modo di provare sulla propria pelle – e su quella della sua famiglia- gli errori (anzi, gli orrori) e le violenze del comunismo in Cina ai tempi di Mao. Per esempio, quando suo padre, Xi Zhongxun – giovane rivoluzionario che fu tra i primi stabilire una base a Yan’an prima dell’arrivo di Mao – venne epurato e quasi sepolto vivo nel corso di ​​una delle sanguinose lotte di potere dell’epoca. E per le colpe attribuite allora al padre, lo stesso Xi venne mandato “al confino”, ancora adolescente, in un villaggio sperduto dello Shaanxi, costretto a lasciare Pechino. Oggi il villaggio montuoso di Liangjiahe, a un’ora e mezza di macchina da Yanan, per questo è divenuto uno dei luoghi-simbolo della Cina contemporanea, destinazione di veri e propri pellegrinaggi. È lì che un giovanissimo Xi Jinping arrivò nel 1969, all’età di 15 anni: senza elettricità o acqua corrente, e quasi mai abbastanza cibo e carne sul tavolo. In larga misura, la vita – e le difficoltà e le privazioni - di Xi non furono molto diverse da quelle vissute da suo padre a Yan’an più di 30 anni prima, anche se, nel frattempo, erano passati 20 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare. Durante gran parte del soggiorno, Xi dovette vivere in una grotta, condividendone lo spazio umido e buio con altri cinque o sei “compagni”, dormendo vicini l’uno all’altro sul kang, una piattaforma infestata dalle pulci fatta di mattoni e argilla. In una delle grotte in cui Xi ha vissuto, c’è una nota scritta a mano, l’approvazione del suo ingresso, nel 1974, come membro del partito, lo stesso anno in cui venne nominato segretario del partito del villaggio, a soli 20 anni di età. Secondo quanto riferito, Xi aveva presentato più di 10 domande di adesione al partito comunista, ma era stato sempre respinto, presumibilmente perché suo padre era stato nuovamente epurato durante la Rivoluzione Culturale di Mao.

Oggi i funzionari del villaggio e le guide turistiche intrattengono i visitatori con i racconti di come Xi, nonostante la sua giovane età, dimostrò già allora di essere un leader, creando stretti legami con gli abitanti del villaggio, insegnando loro a leggere e scrivere e a scavare un pozzo per l’acqua potabile. Il villaggio non aveva elettricità fino al 1988 quando Xi, allora un alto funzionario a Xiamen, si adoperò personalmente perché la situazione cambiasse. Ma malgrado i suoi sforzi, solo due decenni dopo, gli abitanti hanno finalmente avuto l’acqua corrente.

Le colline circostanti sono ricoperte da una vegetazione lussureggiante, ed ecologici veicoli elettrici trasportano i visitatori su strade asfaltate nel cuore del villaggio, dove le case rupestri in cui ha vissuto Xi sono ben mantenute per accogliere i numerosissimi visitatori. Ma l’atmosfera celebrativa delle sale espositive non può evitare di evocare un quadro cupo dei sette anni trascorsi lì dal futuro presidente - oggi incoronato dal Plenum nuovo “Timoniere” della Cina - che nel 2015 fece un trionfante ritorno nel villaggio, come capo di stato cinese.

In occasione di quella storica visita, Xi affermò che nel periodo della sua vita trascorso a Liangjiahe aveva appreso più di quanto abbia potuto insegnargli l’istruzione universitaria. Evidentemente, però, non si è mai dimenticato delle violenze e delle privazioni subite allora, causate da quelle che adesso ha finalmente potuto definire pubblicamente “attività criminali”, dovute alle “stime sbagliate e ai “gravi errori” del compagno Mao.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Leggi anche...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli