La crociata di alcuni Stati americani contro la denominazione di 'hamburger vegano'

gabriele fazio

“Un hamburger buono come quello di carne!”. Il mantra dei vegani e di chi si occupa della vendita di prodotti vegani da oggi risulterà illegale, perlomeno negli Stati Uniti, più precisamente nello stato dell'Arkansas, dopo l'entrata in vigore - il 25 luglio scorso - della legge Arkansas Act 501, che vieta l'etichettatura, considerata fuorviante, di prodotti vegetali con denominazione che riporta invece alla carne. Insomma, stop deciso ad hamburger e salsicce veg: il cliente, seppur carnivoro, dicono i legislatori dell'Arkansas, non va preso in giro: se è 'veg' non è carne, e chiunque dichiari il contrario su un'etichetta dovrà pagare una multa di 1000 dollari per ogni prodotto confezionato non a norma.

Scrive The Guardian: “L'American Civil Liberties Union (ACLU) e la società Tofurky hanno presentato una denuncia sui diritti civili sostenendo che la legislazione è incostituzionale. Non è chiaro se un giudice sospenderà la legge in attesa della risoluzione di questo reclamo”.

La motivazione per cui la Tofurky - azienda che dal 1980 è impegnata nella produzione di “cibo sbalorditivo che rende felici animali, persone e pianeta” - è intervenuta a gamba tesa sulla questione è chiaro; più interessante la mission dell'ACLU, che giustifica la raccolta firme come una lotta in nome della libertà di parola: “È assurdamente condiscendente che il governo dell'Arkansas asserisca che il suo popolo non può chiamare un hamburger vegetariano hamburger o un hot dog di tofu hot dog”, spiega Brian Krauss, un avvocato dell'ACLU.


L'accusa sostiene che la legge sia stata smaccatamente fatta per strizzare l'occhio alle aziende produttrici di carne che col passare del tempo si sentirebbero minacciate dal successo di certi prodotti 'veg' anche sul proprio target carnivoro. Ma nel mirino non c'è solo la carne, anche le vendite del latte non caseario spaventano, e non poco, i colossi del settore: secondo un recente rapporto di Mintel, una delle principali agenzie di market intelligence del mondo, le vendite di latte di origine vegetale sono cresciute del 60% tra il 2012 e il 2017, nello stesso periodo quelle del latte non veg sono diminuite del 15%.

Ma questo della denominazione del cibo veg non riguarda esclusivamente l'Arkansan, anche Mississippi e Missouri, per esempio, hanno recentemente approvato leggi simili alla legge 501, già sul tavolo delle autorità competenti per chiarirne la legittimità.

Secondo Arwa Mahdawi, autrice dell'articolo su The Guardian, “questa raffica legislativa protezionistica che tenta di regolare i prodotti a base vegetale ricorda che la tanto decantata economia del libero mercato americana non è realmente libera. Invece di essere guidato esclusivamente dalla domanda e dall'offerta, è manipolato da potenti corporazioni e industrie”, tesi confermata da David Robinson Simon, autore del libro “Meatonomics”, che dice: “L'industria dell'agricoltura animale è uno dei più potenti interessi speciali negli Stati Uniti, con una presenza di lobbying in ogni stato del paese e un enorme budget per influenzare le leggi e i legislatori di tutto il mondo. A livello federale questa lobby spende più di 140 milioni di dollari all'anno”.