La cultura per coinvolgere: l'UE e il teatro co-prodotto dal pubblico, bilancio dei primi 8 anni

La cultura per coinvolgere: l'UE e il teatro co-prodotto dal pubblico, bilancio dei primi 8 anni

L'Europa chiama, il teatro risponde: da Bruxelles Walter Zampieri (Creative Union: il programma europeo che - con un budget da oltre 385 milioni nel 2022 - finanzia le iniziative culturali di interesse europeo) ha detto che "la cultura ha un enorme potenziale per trasformare le nostre società, ma c'è carenza di partecipazione attiva".

Era in video-collegamento con Lisbona, dove Be SpectACTive stilava un bilancio degli otto anni in cui ha goduto del finanziamento europeo (si conclude il secondo ciclo quadriennale): il principale circuito teatrale europeo ha nel suo DNA il coinvolgimento del pubblico, oltre che dei teatri in rete, e va fiero di ben 40 spettacoli prodotti, di innumerevoli residenze teatrali, del coinvolgimento attivo di oltre 3.000 persone che, parte del pubblico, si sono riunite settimanalmente, hanno partecipato alla selezione degli spettacoli da produrre, hanno condizionato l'elaborazione del cartellone dei diversi teatri coinvolti e tra questi anche il festival capofila del circuito, quello da cui è partita la complessa sfida inter-culturale trans-europea: Kilowatt, con sede in Toscana, a Sansepolcro. 

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Luca Ricci (Kilowatt) e Giuliana Ciancio (Be SpectACTive) nel corso di una simpatica intervista reciproca - Euronews

A Lisbona, nell'auditorium dell'ISCTE, erano presenti una cinquantina di delegati dei teatri che fanno parte del circuito, da Montpellier a Saragozza a Vienna, da Gotheborg a Zagabria, per citarne solo alcuni. Tra i partner figurano anche centri di ricerca come il CNRS francese, l'Università di Barcellona, la Fondazione Fitzcarraldo.

Nel corso della conferenza i vari delegati hanno sottolineato l'importanza dei fondi europei per la prosecuzione della loro 'mission' europea, ma hanno anche sottolineato l'importanza delle esperienze acquisite in questi anni per poter comunque immaginare qualche forma di prosecuzione del progetto.  Che ovviamente avrebbe una scala ridotta, in assenza del prezioso stimolo europeo.

La conferenza si è svolta in Inglese, cosa che ha spinto Willie White, direttore artistico del Dublin Theatre Festival a far notare come la sua istituzione abbia potuto trarre culturalmente profitto dal lavoro nel circuito di Be SpectACTive anche per sfuggire alla logica esclusiva della lingua dominante (al di là dell'apporto già fornito in questo senso anche dal gaelico).  Tutti i presenti hanno sottolieato l'ampliamento degli orizzonti nelle loro attività degli ultimi otto anni, a partire da Luca Ricci, mente e anima insieme a Lucia Franchi di Kilowatt, il festival toscano nato nel 2003 con i suoi "visionari", idea di coinvolgimento diretto del pubblico in ruoli fin lì riservati ai professionisti del settore, progetto dal quale è derivato poi l'intero circuito europeo.

Ricci ha sottolineato non solo la diversità del pubblico coinvolto (una volta alla settimana, con impegno a cicli annuali) ma anche la possibilità di rivolgersi a target specifici.

Ricci e Giuliana Ciancio, co-ideatrice, co-curatrice e co-project manager di Be SpectACTive, si sono poi raccontati in una sorta di mini-intervista reciproca, a partire dal momento dell'incontro nel corso di un festival in Sicilia e del nascere dell'idea di esportare su scala europea l'idea sbocciata poco prima in Toscana. Hanno raccontato le paure, le difficoltà e soprattutto i successi di un'impresa nella quale si sono lanciati nel 2013.

Il bilancio degli otto anni di Be SpectACTive si inquadrava in una tre giorni co-organizzata da Artemrede, membro portoghese del circuito, un festival che coinvolge 15 municipi in Portogallo.

Una conferenza integrata, con il titolo "Having a voice" e il doppio binario del coinvolgimento di pubblico e teatri sul piano europeo e nello stesso tempo il tema delle periferie, del loro coinvolgimento nella vita sociale del Paese attraverso la cultura, strumento che dà loro voce.

Sociologi e ricercatori si sono alternati al tavolo della conferenza, che si è trasferita nell'ultima parte a Moita, centro da quasi 70.000 abitanti sul lato sud del fiume Tago, praticamente di fronte a Lisbona: ex villaggio di pescatori, poi luogo di villeggiatura dell'élite lusitana, infine centro industriale progressivamente caratterizzato dall'alto inquinamento e dal progressivo decadimento sociale, fino ad essere ufficialmente descritta come una delle grandi aree di crisi.

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Fabbrica abbandonata a Moita - Euronews

Lì la delegazione di Be SpectACTive hanno visitato un centro realizzato per i ragazzi del posto, che possono avere a disposizione uno studio di registrazione, una sala per corsi ed esercitazioni di danza, una "black box" in cui esibirsi (e poi anche il teatro locale per esibizioni di livello più professionale): il centro mantiene la priorità per la popolazione locale ma è aperto anche agli artisti non residenti, e questo ha favorito un'integrazione e anche la scoperta di talenti che sono poi effettivamente emersi sulla scena portoghese.

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Scritta sul muro di una fabbrica abbandonata a Moita - Euronews

Infine una visita a un'ex fabbrica chimica, in via di trasformazione in polo artistico libero, e ai quartieri solo

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Quartiere a pochi passi dalla riva del Tago - Euronews

parzialmente recuperati, dove una parte della popolazione vive in condizioni di estremo degrado, a pochi passi dal bellissimo lungofiume e dalla sua passeggiata in stile parigino.