La denuncia di Sos Alzheimer in vista della Giornata Mondiale, 'pazienti in aumento'

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Domani la XXVIII Giornata mondiale dell’Alzheimer 2021 riaccende con forza l'attenzione su una malattia che, come denuncia l'associazione Sos Alzheimer onlus, è "in aumento" per numero di pazienti. Il convegno, organizzato in occasione di questa ricorrenza, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dall’Alzheimer’s Disease International (Adi), "vuole diffondere informazioni e conoscenza rispetto ad un tema così importante, attuale ed alla luce dei numeri, sempre più scottante" e nel titolo, 'Malattia di Alzheimer e demenze. La fotografia dei pazienti inter e post pandemia da Covid 19. Scienza, Ricerca e Vite a confronto', indica la condizione essenziale per affrontare il tema: il confronto, appunto.

Presso l’Istituto Serafico di Roma, questo evento, forte di prestigiosi Patrocini e accreditato presso l’Ordine Nazionale dei Giornalisti per la Formazione Continua Professionale, partirà dalla fotografa della situazione attuale: "In Italia abbiamo 1,2 milioni di malati conclamati di Alzheimer ed oltre 700 mila persone - prima della pandemia da Covid 19 - che ancora non sanno di esserlo. Nel mondo i malati sono addirittura 49 milioni, il che equivarrà a dire tra 10 anni, un nuovo malato ogni tre secondi. Cifre da far inorridire - esclama Sos Alzheimer - che ci costringono ad una seria riflessione e che impongono alla politica chiari e decisivi interventi di sostegno". Entrando nel dettaglio, "i malati sono 120mila in Lombardia, 109mila nel Lazio e 106mila in Emilia Romagna, che si posizionano così sul podio. Seguono Puglia (104mila), Veneto (100mila), Campania (98mila), Piemonte (95mila), Sicilia (90mila), Toscana (85mila) e Calabria (68mila). Seguono poi Marche (42mila), Sardegna (40mila), Friuli Venezia Giulia (36mila), Liguria (33mila), Abruzzo (25mila), Trentino Alto Adige (15mila), Umbria (13mila), Basilicata (9mila), Molise (8mila), Valle d'Aosta (4mila)".

L'incidenza dei malati di Alzheimer, argomenta l'associazione, "tende ad aumentare con l'avanzare dell'età: la patologia interessa lo 0,4% degli individui che hanno tra i 65 e i 69 anni, l'1,9% degli individui tra i 70 e i 74 anni, il 3,4% di chi ha tra i 75 e i 79 anni per arrivare a toccare l'11,5% degli anziani che hanno 80 anni e più. Approfondendo l'analisi per genere è evidente il gap a sfavore delle donne, le quali presentano una incidenza del 6%, doppia rispetto al 3% degli uomini. E per quanto riguarda il livello di istruzione si osserva che l'insorgenza della malattia è diffusa prevalentemente tra gli individui meno istruiti (6%, 1 punto percentuale sopra la media) con una quota doppia rispetto a chi ha un'istruzione media (3%) e meno diffusa presso gli individui altamente istruiti (1%). La malattia di Alzheimer influenza la qualità della vita: il 63% dei malati riferisce di avere gravi difficoltà nella attività di cura della persona, il 90% ha gravi difficoltà nelle attività domestiche, il 68% lamenta calo di concentrazione e di conseguenza il 12% dei malati ha avuto incidenti domestici".

A livello territoriale "i più alti tassi di mortalità si presentano in Valle d'Aosta (48%), in Piemonte (36%), in Sardegna (36%), in Veneto (36%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (36%). E, per quanto riguarda le province, i tassi più elevati si registrano a Carbonia-Iglesias (46%), Treviso (39%), Cuneo (38%), Trapani (38%), Sassari (38%), Bergamo (36%), Cremona (36%), Ancona (36%) e Modena (36%). Dati che fanno tremare i polsi. Il Convegno affronterà i temi della malattia e, soprattutto, dell’impatto che ha avuto l’infezione da Covid 19 sui malati, sui caregivers e le conseguenze che si sono evidenziate dopo l’isolamento di questi soggetti e di quelli che, prima del lockdown erano sani ed oggi, invece, manifestano i primi sintomi della demenza".

Si parlerà, anticipa Sos Alzheimer, di "profonde sofferenze, soprattutto psicologiche e delle tante difficoltà anche organizzative, non solo per chi ne è colpito, ma per tutta la famiglia. Il Covid 19 ha letteralmente stravolto la vita di noi tutti, a maggior ragion ha destabilizzato i già precari equilibri dei malati affetti da demenza e dei loro caregiver. Ne parleranno insigni specialisti del mondo della Medicina Generale, della Neurologia, della Geriatria, della Psicologia e del mondo della Statistica, dell’Economia e della Sanità impegnati quotidianamente in ospedali, strutture sanitarie, Enti istituzionali e cooperative".

Un primo panel sarà dedicato alla descrizione della malattia ed ai possibili interventi terapeutici per il contenimento dei più evidenti disturbi del comportamento per poi passare alla descrizione dell’Aducanumab, "il primo farmaco, dopo 20 anni di Ricerca, forse in grado di rallentare il processo di accumulo delle placche della betamiloide a livello neuronale, ma non una cura ancora certa e risolutiva. Il secondo panel, si dedicherà agli aspetti più tecnico-statistici e fotograferà la malattia ai tempi del Covid-19, offrendo con il ricorso alle terapie non farmacologiche, di sostegno e di stimolazione cognitiva, un barlume di speranza nel tentativo di rallentare il decorso della malattia. Ma - avverte in conclusione la onlus - molto c’è ancora da fare".

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