La depilazione consente davvero di migliorare la velocità nel nuoto?

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L'ungherese Laszlo Cseh nei 200 m farfalla ai Giochi Olimpici di Rio 2016; Aquatic Olympic Stadium; Rio de Janeiro, Brasile; 8 agosto 2016. (Foto Adam Pretty / Getty Images)
L'ungherese Laszlo Cseh nei 200 m farfalla ai Giochi Olimpici di Rio 2016; Aquatic Olympic Stadium; Rio de Janeiro, Brasile; 8 agosto 2016. (Foto Adam Pretty / Getty Images)

Autore: Dott.ssa Soledad Echegoyen, specialista in medicina dello sport. Articolo apparso originariamente su Yahoo Usa

Oggi ci sono sempre più uomini che si depilano o rasano il corpo. Sembra che l'idea di bellezza sia cambiata con il passare degli anni. Forse perché chi lo fa si sente più a suo agio o forse lo fanno semplicemente perché gli standard estetici sono cambiati. Alcuni potrebbero dire che radersi o depilarsi conferisce un aspetto più giovanile o che dà una sensazione di pulizia e benessere. Nel XXI secolo questa abitudine diventa sempre più popolare perché sempre più uomini la praticano. Ad ogni modo, la depilazione del corpo è una pratica diffusa nello sport da molti anni. Il primo uomo ad agire in tal senso fu il ciclista Giovanni Gerbi nei primi decenni del 1900. Per i nuotatori non è qualcosa di nuovo o alla moda, dato che braccia, gambe, busto e a volte persino la testa vengono rasati dagli anni Cinquanta. Nel 1968 si diceva che non ci fossero prove valide che la depilazione consentisse di migliorare le prestazioni. Eppure lo storico allenatore della squadra di nuoto statunitense, James Counsilman, affermò che ciò aumentava era la sensibilità del nuotatore, poteva sentire meglio la pressione dell'acqua e questo migliorava la sua coordinazione.

Il nuotatore statunitense Michael Phelps nella gara dei 100 metri farfalla ai Giochi olimpici di Londra 2012, London Olympic Park, 2 agosto 2012. FOTO: FRANCOIS XAVIER MARIT/AFP (GettyImages)
Il nuotatore statunitense Michael Phelps nella gara dei 100 metri farfalla ai Giochi olimpici di Londra 2012, London Olympic Park, 2 agosto 2012. FOTO: FRANCOIS XAVIER MARIT/AFP (GettyImages)

E oggi?

Oggi la depilazione è pratica comune in tutte le competizioni di nuoto. Nelle fotografie dei nuotatori olimpici si possono vedere chiaramente i corpi privi di peli nelle zone in cui l'acqua potrebbe creare attrito. Per le gare i nuotatori si radono braccia, gambe, busto e a volte anche la testa. Ma questa pratica si fonda su una qualche evidenza scientifica? Favorisce davvero il nuoto? Migliora davvero le prestazioni, soprattutto la velocità così importante nelle competizioni olimpiche?

In alcune pubblicazioni di dominio pubblico si afferma che i nuotatori si radano per ridurre l'attrito del corpo sull'acqua, perché lo considerano più pratico, per questioni estetiche o semplicemente perché è più facile asciugarsi uscendo dall'acqua. Ma che cosa di tutto questo è veramente provato a livello scientifico? Stiamo parlando di competizioni olimpiche dove ciò che conta maggiormente è stabilire dei primati, nuotare più velocemente, essere meglio dell'avversario per vincere più medaglie e in questo la scienza ha aiutato lo sport ad evolversi. Attraverso studi rigorosi la scienza cerca le migliori tecniche, allenamenti e attrezzature che permettano una prestazione superiore.

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Le leggi della fisica

Nel nuoto vigono le leggi dell'idrodinamica, perché il corpo si muove nell'acqua e deve quindi vincere la resistenza dell'acqua; dunque, diversi fattori intervengono nel processo: la forma del corpo a contatto con l'acqua, la densità, nonché la posizione che il corpo assume quando si muove. Nel complesso il corpo vince la resistenza scivolando nell'acqua. La forza di attrito laminare prodotta dall'acqua contro le parti del corpo è legata alla sua viscosità e all'attrito con la superficie corporea. Da questo punto di vista, quindi, potremmo dire che i peli sul corpo generano un maggiore attrito e togliendoli si riesce a scivolare meglio sull'acqua.

Gli studi scientifici condotti per dimostrarlo sono pochi. Sharp e Costill hanno condotto uno studio nel 1988 perché all'epoca non esisteva alcuna letteratura scientifica pubblicata a sostegno del fatto che la depilazione potesse migliorare le prestazioni. Si chiesero se questa pratica fosse efficace nel ridurre l'attrito corporeo nello scivolamento sull'acqua. Questo primo studio è stato condotto su 4 uomini e 2 donne. Emerse che la depilazione riduceva il costo fisiologico dell'esercizio, ma ciò non poteva dimostrare anche una diminuzione dei tempi nel nuoto. Conclusero pertanto che non c'era certezza di un miglioramento dei tempi con la depilazione, ma era invece certa la diminuzione dello sforzo, forse dovuto a un minor attrito, e possibile un aumento della sensibilità dell'atleta.

L'australiano Ian Thorpe in azione nella prima gara dei 200 m stile libero maschile ai giochi del Commonwealth nel 2002. FOTO: AAMIR QURESHI/AFP (Getty Images)
L'australiano Ian Thorpe in azione nella prima gara dei 200 m stile libero maschile ai giochi del Commonwealth nel 2002. FOTO: AAMIR QURESHI/AFP (Getty Images)

Nel 1989 gli stessi autori hanno pubblicato un altro studio condotto su nove nuotatori di un college. In questo studio conclusero che la depilazione può ridurre la resistenza e produrre un migliore costo fisiologico. Mentre ci sono poche prove a sostegno della riduzione d'attrito tramite depilazione, si ritiene con certezza che la riduzione della resistenza produca una diminuzione nell'energia della bracciata, confrontandola con quella di un atleta che non si rasa. Nella tesi per il suo master Woods (2004) afferma che i nuotatori abbiano sensazioni soggettive quando si depilano, sentono che la loro massa corporea diminuisce, la resistenza dell'acqua diminuisce, la capacità di galleggiare aumenta e risulta loro più facile nuotare. Si è anche detto che la depilazione è più di un placebo legato alla sensazione dell'acqua che scivola sulla pelle. Con tutto ciò, non possiamo certo affermare che l'argomento sia stato studiato in modo esaustivo. Ad oggi mancano ancora prove oggettive che dimostrino che la depilazione generi meno attrito e che questo consenta migliori prestazioni.

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La velocità nel nuoto dipende da propulsione e resistenza dell'acqua, quindi un nuotatore può migliorare sia aumentando la forza di propulsione sia riducendo le forze di resistenza. La scienza si è dedicata maggiormente alla tecnica, poiché migliora tanto la propulsione quanto la resistenza; inoltre sono stati realizzati costumi che riducono l'attrito. Per tale motivo hanno studiato l'allineamento del corpo, il modo in cui realizzare le bracciate, come posizionare le braccia quando vengono spinte sott'acqua, così come i tessuti usati per confezionare i costumi e il modo di realizzarli.

Tecnica e tecnologia, la vera risposta

La maggior parte della ricerca nel nuoto si è concentrata sulle tecniche di realizzazione dei movimenti. Potreste ricordarvi di Michael Phelps con la sua entrata in acqua e le successive virate realizzate con meravigliose gambate. Egli percorre da 12 a 13 metri sott'acqua prima di uscire ed eseguire la prima bracciata; quello è il tempo che gli conferisce il vantaggio. Si tratta anche di dove mettere le braccia quando entrano sott'acqua per l'impulso o di come realizzare la bracciata. Sembra che un miglioramento nei tempi sia maggiormente legato ai perfezionamenti delle tecniche di realizzazione dei movimenti, poiché una modifica nella tecnica riduce la forza di resistenza al trascinamento e migliora la propulsione.

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I ricercatori si sono anche occupati del costume; tessuto, cuciture, forma e dimensioni del costume possono produrre meno resistenza. Nel 2008 sono state prodotte mute che hanno aumentato la velocità di nuoto e sono stati migliorati 43 primati mondiali in un'unica gara. Dal 2010, tuttavia, le tute integrali non sono più consentite perché considerate "doping tecnologico".

Sebbene non ci siano sufficienti prove scientifiche sulla depilazione, viene raccomandata ai nuotatori che la praticano largamente. In fin dei conti in una competizione olimpica si devono cercare tutti i modi per ottenere un miglior risultato, oltre a un'ampia e completa preparazione per qualificarsi e partecipare. Gli atleti non possono permettersi che nemmeno un millisecondo ostacoli la loro vittoria. Non fareste lo stesso?

Michael Phelps, Matthew Grevers e Brendan Hansen vincono la medaglia d'oro nella staffetta mista 4 x 100 m all'Olympic Park Aquatic Center a Stratford durante i Giochi olimpici di Londra 2012 (FOTO: Corbis/Getty Images)
Michael Phelps, Matthew Grevers e Brendan Hansen vincono la medaglia d'oro nella staffetta mista 4 x 100 m all'Olympic Park Aquatic Center a Stratford durante i Giochi olimpici di Londra 2012 (FOTO: Corbis/Getty Images)
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