Focolaio Camera, il contagio si allarga. Scontro sul voto online, a rischio legge su omotransfobia

·Social media editor, L'Huffington Post
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Rome, Palazzo Montecitorio, Parliament Building (Photo: Hans-Peter Merten via Getty Images)
Rome, Palazzo Montecitorio, Parliament Building (Photo: Hans-Peter Merten via Getty Images)

Il centrodestra punta i piedi: chiede che la settimana prossima si fermino i lavori dell’Aula della Camera. Visto l’aumento dei contagi tra i propri deputati, Lega, Fdi e Forza Italia, chiedono infatti che slitti l’esame del disegno di legge Zan, un testo che inasprisce le pene contro gli omofobi. Ufficialmente la ragione di questa mossa è permettere a tutti gli eletti di opposizione di discutere un testo che riguarda la libertà individuale e contro cui Lega, Fdi e Forza Italia hanno fatto sinora le barricate. Ma al di là della questione particolare, la polemica vera, ancora irrisolta, è su come andare avanti con l’attività parlamentare, se accettare o meno il voto a distanza, soluzione proposta dal Pd e sinora bocciata sonoramente dal centrodestra e da Italia Viva.

La richiesta del rinvio viene accolta, ma solo parzialmente, dal Pd: va bene lo stop ma - ricorda il capogruppo Graziano Delrio - si rinvia tutto, non solo il testo Zan che verrà ridiscusso la settimana prossima. Ancora più esplicito il segretario del Pd, Nicola Zingaretti: “Siamo con e nelle 60 piazze che oggi in tutta Italia chiedono rispetto, pari diritti e dignità. La legge Zan contro omofobia e misoginia non si deve fermare. Faremo di tutto per approvarla”.

A dire l’ultima parola sui lavori parlamentari, il Presidente Roberto Fico che concede il rinvio ma avverte che, al di là dei voti, l’attività di Montecitorio proseguirà: “Il ddl Zan - sostiene Fico - sarà esaminato la settimana seguente. Nei prossimi giorni però l’attività della Camera continuerà: in Aula con le discussioni generali, le interrogazioni e le interpellanze, e nelle commissioni. Confermata anche la riunione della Giunta per il regolamento”. Fonti di Montecitorio precisano che l’attività rimane ma - appunto - senza votazioni.

Sull’articolato proposto dal dem Alessandro Zan, da mesi, in effetti, si consuma una lotta senza quartiere. Anche oggi, malgrado la pandemia, piazze contrapposte: favorevoli quelle del centrosinistra, riunite dallo slogan “dalla parte dei diritti”, contraria la manifestazione di Piazza del popolo convocata da Massimo Gandolfini, portavoce del Family-day, appoggiata da Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Ma al di là dello scontro sull’omofobia, è evidente come la battaglia procedurale a Montecitorio proseguirà ancora per settimane.

Maurizio Lupi, dalla sua quarantena romana, assicura che nessuno vuole strumentalizzare politicamente l’emergenza Covid ma ribadisce il suo dissenso al voto a distanza: “Alle emergenze - osserva l’ex ministro - si risponde con la politica, non con le modifiche ai regolamenti”. Di parere opposto Stefano Ceccanti, il costituzionalista dem che da settimane lavora a una soluzione condivisa. Nessuno - osserva - può “pretendere unilateralmente di decidere quali leggi siano urgenti e quali no”, a seconda delle proprie preferenze politiche e “paralizzare selettivamente solo il voto su quelle che non ritengono tali”. “Se ragioniamo partendo dalla realtà - conclude Ceccanti - le soluzioni condivise si possono trovare”.

Maurizio Lupi  (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
Maurizio Lupi (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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