"La devi smettere di parlare male della Cina": giornalista del Foglio minacciata da funzionario cinese

Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese XI Jinping, oggi 22 marzo 2019. (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“La devi smettere di parlare male della Cina”. Comincia così l’intimidazione denunciata da Giulia Pompili, giornalista del Foglio che ha seguito la conferenza stampa del presidente cinese Xi Jinping e Mattarella. A parlare è Yang Han, funzionario dell’ambasciata cinese e capo dell’ufficio stampa della sede diplomatica.

Il racconto è stato pubblicato dal quotidiano di Claudio Cerasa e ha scatenato reazioni politiche in difesa della reporter. “Un funzionario del Quirinale stava accompagnando la giornalista che si occupa di Asia per il nostro giornale alla sala, e le ha chiesto il suo nome. Lei ha risposto, e Yang l’ha guardata dicendo: “La devi smettere di parlare male della Cina”. Lo ha ripetuto un’altra volta“, si legge nell’articolo del Foglio.

Di fronte alla reazione della giornalista, che “ha pensato fosse un commento non benevolo, ma nemmeno eccessivamente serio” e ha sorriso, Yang ha ripetuto: Non devi ridere. La devi smettere di parlare male della Cina”. A quel punto la Pompili ha risposto che, in quanto giornalista, il suo lavoro consiste nel raccontare quello che accade si è presentata, allungando la mano verso l’interlocutore, visto che non si erano mai incontrati prima. Yang Han ha rifiutato di stringerle la mano e le ha detto in tono allusivo: “E comunque so benissimo chi sei”.

Non finisce qui perché dopo aver ripreso a camminare nei corridoi del Quirinale, la giornalista ha estratto il suo cellulare dalla tasca e a quel punto l’uomo, scrive Il Foglio, “le si è avvicinato di nuovo, molto vicino, a muso duro, intimandole di metterlo via”.

Giulia Pompili (Foto Twitter)

“Il Foglio ha una posizione molto chiara sulla Cina, sulla Belt and Road Initiative e in generale sulle operazioni cinesi in occidente. Una posizione molto diversa da quella del governo italiano“, si legge poi nel pezzo.  “Poiché l’Italia non è la Cina – e il Quirinale non è il palazzo della Città proibita – c’è il pieno diritto di esprimere idee e critiche. Se il portavoce dell’Ambasciata della Repubblica cinese non lo capisce, bisognerà probabilmente farsi qualche domanda ulteriore su questi nostri nuovi amici”. 

Quanto accaduto ha scatenato le reazioni di molte figure di rilievo della politica: “Non è tollerabile che un alto funzionario di un’ambasciata si scagli con violenza verbale contro chi fa semplicemente il proprio dovere di cronista e le intimi di mettere già il cellulare. Alcuni Paesi possono anche essere evoluti economicamente e appetibili commercialmente, ma il rispetto delle libertà e la garanzia del loro esercizio sono conquiste ancora tutt’altro che alla portata“, ha commentato Mariastella Gelmini ,presidente dei deputati di Forza Italia. E poi ancora: “Solidarietà a Giulia Pompili. Siamo certi che l’aggressione verbale che ha subito ieri non indebolirà il suo lavoro” ha aggiunto Mara Carfagna, vicepresidente della Camera.

“Chiediamo al ministro degli Affari Esteri Moavero Milanesi di verificare quanto è accaduto e di intervenire a tutela della libertà d’informazione che è alla base della nostra democrazia” ha dichiarato il senatore Antonio Saccone (Udc-Forza Italia).