La difesa di Fontana: la verit verr a galla, non tollero dubbi

Mch
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Milano, 27 lug. (askanews) - Poco pi di un'ora di discorso al Pirellone, sette ovazioni dalla maggioranza e una timida contestazioni dai banchi dell'opposizione. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, si presentato in Consiglio regionale per "per rispondere alle troppe false ricostruzioni di queste settimane" e si detto "convinto che giorno dopo giorno la verit verr a galla" sulla gestione dell'emergenza coronavirus in Lombardia. "Non posso tollerare che si dubiti della mia integrit e di quella dei miei famigliari", ha detto parlando della fornitura di camici prodotti per Regione Lombardia dalla Dama, azienda di suo cognato Andrea Dini, sulla quale la procura di Milano indaga Fontana, Dini e l'ex dg di Aria Filippo Bongiovanni. "Sono emersi particolari, elementi che in pochi potevano conoscere e che temo siano finalizzati a destabilizzare un solido governo regionale e non di certo per giungere a una verit processuale", ha attaccato Fontana, a discorso concluso, con un post su Facebook nel primo pomeriggio. Dal suo punto di vista il caso camici " una vicenda molto semplice, se non banale": in piena emergenza, la ricostruzione di Fontana, erano state 5 le aziende avevano dato all'assessore Raffaele Cattaneo la disponibilit a riconvertire le loro produzioni per realizzare kit sanitari e tra queste c'era anche la societ di Dini. "Per tutte queste aziende - ha spiegato il governatore - valsa la medesima procedura" semplificata, in virt della pandemia in corso. "Dei rapporti negoziali Aria-Dama - ha sottolineato Fontana - nulla ho saputo fino al 12 maggio, quando mi stato detto che era stata concordata una rilevante fornitura di camici a titolo oneroso. Sono tuttora convinto che si sia trattato di un negozio del tutto corretto - ha spiegato - ma poich il male negli occhi di chi guarda, ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento per evitare polemiche e strumentalizzazioni". Per "alleviare l'onere dell'operazione" lo stesso governatore ha quindi deciso di partecipare "personalmente alla copertura di una parte di quell'intervento economico" con un bonifico alla Dama da 250mila euro che per non mai arrivato a destinazione. "Si trattata di decisione spontanea, volontaria e dovuta al rammarico nel constatare che il mio legame di affinit aveva solo arrecato svantaggio ad una azienda legata alla mia famiglia", ha detto il governatore. Un gesto "diventato sospetto, se non addirittura losco" per l'opinione pubblica che ha appreso inizialmente della vicenda da un'inchiesta giornalistica di Report: "Non vero che la rinuncia al pagamento sia dipesa dalla presenza di Report che si palesata con le prime domande solo il primo giugno, quando erano gi trascorsi 18 giorni" dalla decisione di donare l'intera fornitura. Fontana, che nel suo discorso ha definito l'ex dg di Aria Bongiovanni un "civil servant con passione", ha spiegato che nei mesi difficili di emergenza sanitaria la centrale acquisti di Palazzo Lombardia ha speso "un totale complessivo di 365 milioni di euro", facendosi "carico di svolgere un compito di proporzioni gigantesche, in uno scenario di mercato, nazionale e internazionale, molto complicato". Di donazioni ne sono arrivate 33mila alla Regione per oltre 53 milioni di euro, ai quali si aggiungono oltre 131 milioni raccolti direttamente dagli ospedali lombardi: "Ogni euro raccolto e speso ha una sua rendicontazione", ha assicurato il governatore. A proposito delle donazioni, Fontana ha ricordato i 5mila contributi arrivati per l'ospedale in Fiera a Milano, finanziato interamente con risorse private. "In caso di recrudescenza dell'epidemia, le strutture temporanee realizzate presso gli enti Fiera di Milano e di Bergamo costituiranno una importante risorsa; in particolare l'ospedale costruito in Fiera a Milano verr costantemente manutenuto per garantirne la rapida attivazione qualora fosse necessario", con il placet del "governo nazionale".