La dimenticanza

Di Massimo Russo
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Photo credit: Pool - Getty Images
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From Esquire

Collaboriamo in ogni modo possibile per lo sviluppo, facciamo ogni sforzo possibile per la pace e la cooperazione, parliamo di tutto. Tranne che di democrazia.

Le nove pagine del discorso pronunciato dal presidente cinese Xi Jinping al summit virtuale del World economic forum (qui il testo, qui il video) sono un’ode al multilateralismo, alla globalizzazione, all’inclusione, al rispetto delle storie e delle differenze tra nazioni. Con un richiamo molto chiaro a chiunque immaginasse che il progresso economico possa andare a braccetto con la richiesta di maggiori diritti, di una società aperta: «La differenza di per sé non è motivo di allarme.

Photo credit: Carl Court - Getty Images
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Ciò che fa scattare l'allarme», ha sottolineato il presidente cinese, «sono l'arroganza, il pregiudizio e l'odio; è il tentativo (...) di imporre agli altri la propria storia, cultura e sistema sociale». Xi in tal caso - a buon intenditor poche parole - ha evocato il rischio del ritorno alla guerra fredda, appellandosi al contrario al ruolo delle agenzie internazionali, prima tra tutte l’Onu, per creare un clima costruttivo nelle relazioni tra paesi.

La Cina in effetti è tra i firmatari della dichiarazione universale dei diritti umani adottata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948, che all’articolo due afferma: «A ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica».

Come tutto ciò sia compatibile con i campi di rieducazione per le minoranze degli Uiguri nello Xinjiang, con la repressione in Tibet e le proteste di Hong Kong, questo il presidente non lo ha detto.