"La distruzione degli avversari politici fa male all'Italia", dice Enrico Letta

Antonella Piperno

"Non è con la politica costruita sulla distruzione dell'avversario che si fa del bene all'Italia". Parole salviniane e renziane "come asfaltare, rottamare, ruspa sono responsabili del degrado politico nel quale siamo stati costretti a vivere in questi anni".  A dirlo è Enrico Letta presentando il suo saggio "Ho imparato" (il Mulino) alla rassegna di Finale Ligure "Un libro per l'estate" a poche ore dal discorso del premier Conte in Senato.

"Oggi, guardando i partiti politici, si percepisce la volontà di abbattere il nemico e questa cosa è figlia di un fallimento", ha ribadito Letta, applaudito dal pubblico che affollava piazza San Giovanni. Nonostante, come racconta, si sia sentito dire "che l'audience si fa col sangue", l'ex premier è convinto che "il rispetto dell'avversario politico sia fondamentale e che si possa essere rispettosi dell'altro senza essere noiosi. Il Paese crollerà definitivamente se continuerà a buttarsi addosso distruzione".

Uno si deprime per la #politica, per la #crescitazero e per tutto quel che non va. Poi assisti alla #Turandot al #FestivalPuccini a Torre del Lago, con migliaia di stranieri venuti apposta da dovunque, e pensi che se investissimo davvero sulla cultura non ci batterebbe nessuno. pic.twitter.com/dRu8RaJLag

— Enrico Letta (@EnricoLetta) August 18, 2019

 

Partendo dalla sua nuova vita da docente di Affari internazionali all'Università Sciences Po di Parigi, l'ex primo ministro Pd (ha da poco ripreso la tessera, ha spiegato), defenestrato da Renzi cinque anni fa, ha parlato della crisi politica ("andare subito al voto con questa legge elettorale sarebbe l'ipotesi peggiore, perché prima va cambiata"), di immigrazione e di Europa chiarendo di essere, nonostante tutto, fiducioso sul futuro dell'Italia: "Sono contrario all'idea che il nostro passato sia migliore del futuro. Io sono davvero ottimista invece, anche perché il mondo di domani sarà pieno di crisi e noi italiani siamo campioni mondiali nel sopravvivere alle crisi. Nelle simulazioni di negoziati internazionali che propongo ai miei studenti gli italiani sono sempre quelli che trovano le soluzioni. Ma il punto è che oggi l'italiano da solo se la cava, l'Italia del tutti insieme no".

Chiarendo che nonostante le voci che circolano in questi giorni lui non sarà premier, Letta non esclude un Conte bis ("in questa crisi tutto è possibile, ogni giorno cambia la prospettiva") e, sollecitato dall'Agi su un suo possibile coinvolgimento, premiership a parte, in un eventuale governo Pd-M5s, si trincera dietro un "no comment".

Parlando del futuro dell'Europa ha chiarito: "Se l'Unione europea dovesse andare in pezzi per effetto di spinte analoghe alla Brexit a ciascuno dei singoli Stati non resterebbe che una scelta: diventare servi degli Stati Uniti o della Cina".

Sul problema dell'immigrazione Letta sostiene la necessità di fare fronte comune e di approntare un nuovo trattato sulla redistribuzione degli immigrati con la Germania ("dove vuole approdare la stragrande maggioranza di quelli che arrivano in Italia") anziché legarsi a Polonia e Ungheria, "con cui facciamo accordi ma che teorizzano che da loro non entrerà un solo immigrato".

Oggi Letta trova "insopportabile" la drammatizzazione salviniana, il non parlare con nessuno in Europa, e la spettacolarizzazione mediatica relativa "agli sbarchi di 30 persone, come se davvero costituissero il problema dell'immigrazione. È l'unica cosa che non serve a niente, se non a prendere qualche voto in più sul momento". Non si aspetta da Salvini o da Marine Le Pen, ha chiarito, "parole diverse, ma l'alternativa non deve essere solo tra loro e Papa Francesco. Oggi gli altri partiti preferiscono non partecipare a questo dibattito politico, perché non conviene"