La donna che si è rotta 110 ossa facendo yoga acrobatico

gabriele fazio

Sta facendo il giro del mondo la foto di Alexas Terrazas, 23 anni, studentessa e influencer, in bilico sul balcone di casa sua, impegnata nella sua pratica preferita, l'acroyoga, o yoga acrobatico. Uno scatto che precede di pochi secondi la tragedia e, bisogna dirlo, il miracolo: lei che perde l'equilibrio e precipita per 25 metri, restando incredibilmente viva.

A 23-year-old woman survived a 25-metre fall while doing "extreme yoga." Alexa Terrazas reportedly broke 110 bones and likely won't walk for another three years after the fall.

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— Globalnews.ca (@globalnews) August 28, 2019

Le condizioni chiaramente sono critiche, 110 ossa rotte tra gambe, braccia, fianchi e viso. Secondo la cronaca locale, salvo complicazioni, ci vorranno almeno tre anni prima di tornare a camminare. Quello praticato da Alexas era evidentemente una versione decisamente più adrenalinica dell'acroyoga, che invece si basa su pose plastiche, nella maggior parte dei casi in coppia, che fanno più riferimento alle arti circensi e quasi alla danza.

La pratica, di regola, insomma, non prevede necessariamente un pericolo di tale portata; anche perché trattasi di pratica antica, talmente antica che quando fu ideata i palazzi di otto piani, come quello dal quale Alexas è caduta, nemmeno esistevano. I primi filmati riguardanti lo yoga acrobatico risalgono infatti al 1938 e sono anche facilmente reperibili su YouTube


L'uomo nelle immagini è Sri Tirumalai Krishnamacharya, considerato il padre dello yoga moderno. Proseguendo nella ricerca in rete e confrontando i movimenti nei video con la foto di Alexas si capisce che la sua è un'idea del tutto nuova di acroyoga, che infatti lei in rete, come testimoniano numerosi post ricondivisi dalle testate di tutto il mondo, aveva ribattezzato “yoga da balcone”.

La pratica originale invece è ben diversa e prevede la presenza di tre figure: base, flyer e spotter. La base è la persona che resta a contatto con la terra, con il busto totalmente aderente al suolo, in modo tale da poter “impilare” le ossa e concedere massima stabilità e supporto al Flyer, che invece è colui che, appoggiandoci su gambe e braccia del base, fluttua nell'aria.

E poi c'è lo spotter, una figura esterna che da una mano per quanto riguarda posizione e coordinazione ma, soprattutto, è quello, fondamentalmente, che deve evitare che gli altri due si facciano male. Una figura che magari avrebbe evitato ad Alexas questo bruttissimo incidente.