“La Dottrina Brzezinski”, un saggio di geopolitica sull’Ucraina

Image from askanews web site
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Milano, 7 lug. (askanews) - Zbigniew Brzezinski è stato un politico democratico statunitense di origini polacche. Consigliere per la Sicurezza nazionale durante la presidenza di Jimmy Carter, Brzezinski ha prestato il suo nome a una dottrina sull'uso sapientemente coniugato di soft e hard power per minare fino alla frammentazione definitiva l'ordine geopolitico sovietico e poi isolare la Russia, rendendola una potenza locale e secondaria. Secondo Brzezinski l'Ucraina, indipendente dal 1991, era "un nuovo e importante spazio dello scacchiere euroasiatico" senza il quale la Russia avrebbe smesso di essere un impero euroasiatico per limitarsi forzatamente alle sue prospettive asiatiche.

Partendo dalle considerazioni sull'Ucraina del politico americano di origini polacche, lo storico e giornalista Gianfranco Peroncini ha scritto il saggio "Ucraina - la Dottrina Brzezinski" (Byoblu Edizioni), nel quale si dedica all'attuale conflitto nel cuore dell'Europa per dare quello che l'autore definisce un "contributo alla bibliodiversità".

Un contributo che copre un orizzonte geopolitico ben più ampio, nello spazio e nel tempo, dell'attuale conflitto fra Russia e Ucraina. Da una parte un paese, la Russia, che per tre secoli ha dovuto affrontare la minaccia alla sua esistenza contrastando diverse invasioni; dall'altra, la politica di espansione verso est in Europa da parte degli Stati Uniti dopo il crollo dell'unione Sovietica. In mezzo appunto l'Ucraina, una "cintura di sicurezza" cruciale per la Russia come pochi altri paesi nella storica area di influenza di Mosca.

Tornando alla guerra attuale, secondo Peroncini, "il Cremlino non può non avere valutato, alla luce delle sue audacissime strategie, tatticamente non improvvisate dall'oggi al domani, che le aristocrazie venali planetarie non sarebbero state per nulla disposte a cedergli elegantemente il passo".

A fare le spese di questo conflitto, in cui la posta in gioco è molto più ampia rispetto ai destini di un solo paese, secondo l'autore sarebbe l'Europa, che "si trova tra due fuochi, a Est Cina e Russia, a Ovest gli Stati Uniti".

"Il tentativo di far passare Putin per un mostro dai connotati pateticamente caricaturali, per rimpiazzarlo con un regime change innescato da un doloroso e inestricabile Vietnam ucraino, è la strategia nemmeno tanto occulta di Washington e dei centri di potere che ne muovono le politiche. Da cui - conclude Peroncini - i rifornimenti di armi per una guerra che non deve finire e i negoziati di pace che restano bloccati nelle paludi stige di interessi che vanno ben oltre quelli del popolo ucraino".

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