La Farnesina ha smentito la ripresa di alcuni voli diretti Italia-Cina

Eugenio Buzzetti

Il timore del contagio da coronavirus ha coinvolto anche il sistema dei trasporti tra Italia e Cina, diventato oggi un fattore di attrito tra i due Paesi dopo la notizia pubblicata dall'agenzia Xinhua di un accordo per la ripresa temporanea di alcuni voli diretti, a cui ha fatto seguito la smentita del ministero degli Esteri italiano.

Il trasporto aereo tra Italia e Cina conta 56 collegamenti aerei settimanali. A metà gennaio erano stati pressoché triplicati, in virtù di un accordo firmato a Pechino tra l'Enac e l'ente per l'aviazione civile cinese (la Civil Aviation Administration of China), per lo sviluppo del trasporto aereo tra i due Paesi.

L'intesa ha portato a 164 i collegamenti diretti settimanali, di cui 108 con decorrenza immediata e con un incremento di 28 a partire dalla stagione estiva 2021 e di altri 28 dalla stagione estiva 2022, secondo quanto riporta la stessa Enac in una nota. Con l'accordo raggiunto, sottolineava la nota citando il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, l'Italia è oggi il Paese europeo "con il più alto numero di collegamenti aerei con la Cina".

Con lo scoppio dell'epidemia di coronavirus, il governo italiano ha deciso di chiudere temporaneamente tutti i collegamenti aerei, anche se è stata riattivata la possibilità di effettuare voli cargo merci il 1 febbraio scorso. Anche questo segmento del traffico aereo era contemplato nell'accordo firmato a Pechino il mese scorso e che costituisce un ampliamento dell'accordo precedente, risalente al 2015.

L'intesa prevede "per il trasporto cargo 14 frequenze a settimana con possibilità di operare diritti di traffico di quinta libertà su 4 punti 'intermedi' e su 4 punti 'oltre'". I voli cargo tra Italia e Cina, però, sono ancora fermi, secondo una nota diffusa da Anama, l'associazione italiana agenti merci aeree, citata oggi dal sito web Aircargoitaly.com, che scrive che nonostante la riapertura "al momento non ci risulta che ci siano voli in partenza dall'Italia a causa del concomitante capodanno cinese che non consente ai vettori di avere viaggi di ritorno". Anche su Hong Kong, prosegue la nota, "risultano esserci pochi voli in partenza per i prossimi giorni, con spazio molto limitato".

A risentire degli effetti del coronavirus è anche il settore delle crociere. Msc ha comunicato il 30 gennaio scorso che chi è stato in Cina negli ultimi trenta giorni non può salire a bordo di una delle sue navi da crociera, e l'associazione internazionale per l'industria crocieristica, la Clia (Cruise Lines International Association) a partire da oggi ha introdotto nuove misure, che prevedono il divieto di ingresso a bordo di tutte le persone che sono state in Cina, o che hanno anche solo transitato in aeroporti in Cina nei 14 giorni precedenti l'imbarco.

Stessa linea anche per chi è entrato in contatto con persone che hanno contrato il coronavirus o con casi sospetti. In più, le compagnie che fanno parte dell'associazione condurranno screening e misure di prevenzione necessarie sui passeggeri.