La favola di Italcables Wbo: lo stabilimento chiude, gli operai lo riaprono

Quando il lavoro non c’è o, peggio, se ne va altrove, c’è chi accetta passivamente questa situazione e chi, invece, reagisce di propria iniziativa. È il caso, quest’ultimo, degli operai dello stabilimento napoletano di Italcables, proprietà di una multinazionale portoghese che produce cavi d’acciaio.

Dopo mesi di lotte e due anni di cassa integrazione e mobilità, infatti, i 51 dipendenti dello stabilimento inaugurano la loro fabbrica, che rinasce sotto la loro direzione con un nuovo logo e un nuovo nome: Wbo Italcables. Dove “Wbo” è acronimo di “Workers Buyout”, i lavoratori, appunto, che rilevano la società di cui sono stati i dipendenti. 

La fabbrica di cavi, dopo che due anni fa è stata chiusa, licenziando i lavoratori, è rinata oggi come cooperativa grazie i 51 dipendenti (45 operai e 6 amministrativi). Ciascuno di essi ha investito in essa 25 mila euro della loro mobilità. L’azienda muove un fatturato da 50 milioni annui ed era stata chiusa nonostante il mercato ancora attivo e una lista di ordini ancora aperta. Per i prossimi 3 anni gli operai pagheranno un affitto; una volta ristabilizzata la ditta, poi, dovranno pagare una rata conclusiva, con la quale acquisiranno definitivamente lo stabilimento.

Ad aiutarli, in particolare, è stata Lega Coop Campania, con la quale è stato preparato un piano di business. Grazie proprio alla lettera di presentazione di Lega Coop gli operai hanno ottenuto il sostegno di Banca Etica, non ultimo grazie ai fondi, 1 milione e 275 mila euro, raccolti dagli stessi lavoratori mettendo insieme le loro mobilità, e a 300 mila euro aggiunti da Lega Coop. Decisivo, poi, il contributi di CFI, società partecipata del ministero dello Sviluppo economico

Una bella storia, che ha permesso — e, speriamo, permetterà — di tornare a lavorare a tanti operai, alcuni dei quali ultracinquantenni, che difficilmente, nel meridione, avrebbero trovato un nuovo lavoro. Tra loro anche operai che da generazioni lavoravano nella fabbrica.  

Certo, non è cosa semplice, dopo due anni, far ripartire uno stabilimento. Ma proprio sull’onda dell’entusiasmo ognuno aiuta come può, ridipingendo, e manutenendo le varie aree della fabbrica. In particolare le macchine, che sono tornate attive solo al 50%. Dalla scorsa estate, comunque, Wbo Italcables è già alacremente al lavoro. Immediatamente dopo la riapertura sono giunti i primi ordinativi da tutto il mondo: America, Nord Italia, Europa, Malta. I primi ad aiutarli sono proprio i loro clienti, che credono nella qualità storica dell’azienda e nell’iniziativa dei suoi lavoratori.

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