La Fed alza i tassi d'interesse dello 0,75% per la prima volta da 1994

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AGI - La Fed alza i tassi d'interesse dello 0,75% nel tentativo di domare l'inflazione galoppante, balzata ai massimi da 40 anni. È la prima volta dal 1994. Il costo del denaro sale così in una forchetta fra l'1,50 e l'1,75%.

"Fortemente determinata a riportare l'inflazione all'obiettivo del 2%", la Fed ha alzato dunque i tassi di riferimento di tre quarti di punto percentuale, nel tentativo di frenare la corsa dell'inflazione. Con questo terzo aumento consecutivo, i tassi sono ora compresi tra l'1,5 e l'1,75%.

Inflazione, Pil e disoccupazione

La Fed ha anche annunciato che prevede un'inflazione del 5,2% quest'anno, contro il 4,3% previsto a marzo, e farà quindi ulteriori rialzi nei suoi prossimi incontri nel 2022.
Allo stesso tempo, prevede una crescita economica più debole del previsto quest'anno negli Stati Uniti, all'1,7%, contro il 2,8% del precedente.

Si prevede inoltre che il tasso di disoccupazione sarà superiore al previsto al 3,7%, contro il 3,5% in precedenza, per poi salire al 3,9% nel 2023 (3,5%) e al 4,1% nel 2024 (3,6%).

Il peso di pandemia, energia e guerra

"L'attività economica generale è rimbalzata", dopo la contrazione nel primo trimestre, ha osservato il Fomc nella dichiarazione dopo la riunione di politica monetaria, citando "robusti guadagni di posti di lavoro negli ultimi mesi e un tasso di disoccupazione rimasto a un livello basso". Ma l'inflazione rimane "elevata, riflettendo gli squilibri dell'offerta e della domanda legati alla pandemia, l'aumento dei prezzi dell'energia e le pressioni sui prezzi più ampie", ha aggiunto.

L'istituto centrale ricorda che l'invasione in Ucraina e le sanzioni hanno creato "ulteriori pressioni al rialzo sull'inflazione e pesano sull'attività economica mondiale". Inoltre, i blocchi in Cina hanno esacerbato i problemi della catena di approvvigionamento. Tutto questo sta rallentando l'economia americana.

"Il Comitato è molto attento ai rischi dell'inflazione", ha ulteriormente sottolineato la Fed. La banca centrale americana ha tagliato le stime sulla crescita statunitense nel 2022 all'1,7% dal 2,8% atteso a marzo. Il Pil è previsto aumentare dell'1,7% anche nel 2023, invece che del 2,2%, e poi salire dell'1,9% invece che del 2% nel 2024.

Sul fronte dell'inflazione, l'istituto centrale Usa si attende che il dato Pce, quello calcolato sui beni di consumo personali, aumenti del 5,2% quest'anno invece che del 4,3%, per poi frenare al 2,6% l'anno prossimo, contro il +2,7% atteso a marzo, e al 2,2% nel 2024, contro il 2,3% atteso in precedenza. L'inflazione negli Stati Uniti "rimane elevata, riflettendo gli squilibri di domanda e offerta legati alla pandemia, l'aumento dei prezzi dell'energia e le più ampie pressioni sui prezzi". Lo si legge nel comunicato stampa del Federal Open Market Committee (Fomc) alla fine della due giorni di politica monetaria.

L'Ucraina

"L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia sta causando enormi difficoltà umane ed economiche. L'invasione e gli eventi correlati stanno creando un'ulteriore pressione al rialzo sull'inflazione e stanno pesando sull'attività economica globale. Inoltre, è probabile che i blocchi legati al Covid in Cina aggraveranno le interruzioni della catena di approvvigionamento". Lo scrive il Fomc nel comunicato stampa seguito alla due giorni di politica monetaria, sottolineando che il Comitato "è molto attento ai rischi di inflazione".

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