Johnson supera il voto di sfiducia e serra le fila del governo

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AGI - Dopo il voto che ha confermato la leadership di un indebolito Boris Johnson, ma anche la spaccatura nel partito conservatore con il 41% dei deputati Tories contro il primo ministro dopo lo scandalo dei party a Downing street, il premier si prepara a un rilancio e ad annunciare nuove misure sociali.

Johnson, ha ringraziato i ministri del suo Gabinetto per il sostegno dimostratogli in occasione della sua riconferma a leader dei conservatori dopo il voto di sfiducia promosso dall'ala ribelle del partito e che ha spaccato i Tory.

Johnson, riportano i media britannici, ha riunito il governo per nuove misure "volte a unire il Paese". Tra gli obiettivi del piano quello di abbassare il costo della vita e migliorare la sanità. "Come Tory e ministri conservatori dobbiamo assicurarci che in ogni fase stiamo portando avanti le riforme e generando valore", ha detto Johnson al suo Gabinetto.

"Questo è un governo che si occupa di ciò che sta più a cuore ai cittadini di questo Paese", ha dichiarato Johnson, "Siamo dalla parte dei cittadini britannici che lavorano duramente e andremo avanti con il lavoro". In particolare, si punta a miglioramenti sul fronte della riduzione del costo della vita, dell'assistenza sanitaria e sulle forze di sicurezza.

Il risultato del voto a scrutinio segreto sulla sua leadership è seguito allo scandalo Partygate.

Johnson sperava di mantenere i voti dei ribelli sotto i 100, ma il numero di chi non lo vuole più a capo del partito e quindi alla guida del governo è molto più alto di quello che si aspettava e questo nonostante oggi pomeriggio abbia voluto incontrare i deputati conservatori prima del voto per convincerli a sostenerlo.

I suoi più stretti alleati cercano di evitare commenti sul numero di ribelli all'interno del partito ma la realtà è che sarà ancora più difficile per Johnson portare avanti la sua agenda politica con un partito praticamente spaccato a metà.

Se sperava di buttarsi alle spalle le speculazioni sulla sua leadership, con questi numeri, è difficile. Il 41% dei suoi deputati sono apertamente contro di lui. Nel 2019, Theresa May, passò lo stesso voto con una maggioranza decisamente migliore eppure fu costretta, dopo pochi mesi, alle dimissioni.

Citato dal Guardian, ha evitato di rispondere ai giornalisti che gli chiedevano se esclude le elezioni anticipate. Incalzato di nuovo sullo stesso tema, il premier ha affermato di essere "certamente non interessato alle elezioni anticipate".

 

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