La fine della teoria del complotto

A dieci anni di distanza dalla tragedia delle Torri Gemelle le “teorie del complotto”, nate in contrapposizione alla spiegazione ufficiale dei fatti, non accennano a perdere forza. Anzi, quello che accade periodicamente è che qualcuno sente il bisogno di formulare nuove ipotesi supportate da motivazioni scientifiche per difendere la versione del Governo.

Questa volta un ricercatore di materiali norvegese ha modellato una teoria, su perché e come i due grattacieli siano crollati, che, nelle sue intenzioni, vorrebbe fare piazza pulita di tutte le dietrologie. Christen Simensen attualmente lavora presso la SINTEF, una società specializzata in ricerche, ed è convinto di poter spiegare le esplosioni avvenute prima del crollo a piani non coinvolti nell'incendio, gli scoli di metallo fuso dalle finestre e il tempo intercorso tra l’impatto degli aerei e il collasso.

Sull’ultima edizione della rivista scientifica Alimunum International Today Simensen ha argomentato come l’alluminio fuso proveniente dal corpo degli aeroplani abbia reagito con l’acqua presente nell’impianto anti-incendio dei palazzi provocando le esplosioni che hanno buttato giù le Torri.

In un effetto a catena i serbatoi degli aerei sarebbero stati squarciati dalla struttura di acciaio dei palazzi e questo avrebbe innescato gli incendi. Mentre i rottami degli aeromobili bruciavano ricoperti dalle macerie e dai detriti, la temperatura sarebbe salita sempre di più. Si sarebbe così creato una sorta di forno in cui, nel giro di un’ora, si sarebbero raggiunti più di 1200 gradi, superando il punto di fusione dell’alluminio, contenuto in gran quantità nel corpo degli aerei.

Ma nella fornace la temperatura avrebbe continuato a salire arrivando a circa 1500 gradi e a quel punto l’alluminio, ormai liquido come fosse acqua, si sarebbe infilato nelle crepe raggiungendo i piani più bassi. In questo modo si spiegherebbe la fuoriuscita di metallo dalle finestre osservata prima del crollo degli edifici.

Nel momento in cui poi questa gran massa di metallo liquido e rovente è entrata in contatto con l’acqua sarebbe avvenuta una reazione esotermica ben nota agli scienziati, continua Simensen, che avrebbe liberato enormi quantità di idrogeno e fatto aumentare la temperatura a 2700 gradi. In queste condizioni sarebbe stato naturale osservare le detonazioni che hanno portato al crollo di un piano sull’altro facendo collassare gli edifici.

Simensen afferma che questo tipo di reazioni è tutt’altro che impossibile ed è stato studiato anche in laboratorio, dove facendo reagire 60 chili di alluminio con 20 litri di acqua si può innescare un’esplosione potentissima che può arrivare a produrre una voragine di 30 metri di diametro.

Per quello che riguarda invece il crollo del terzo palazzo, il WTC 7, avvenuto 8 ore dopo i due grattacieli, Simensen dichiara di concordare con la versione ufficiale. Per lui le spiegazioni scientifiche fornite in quel caso sono esatte e illustrano molto bene i fatti.

Le reazioni al modello proposto da Simensen da parte del mondo accademico non si sono fatte attendere. Thomas Eagar, uno scienziato dei materiali al MIT impegnato in passato nello studio del crollo delle Torri Gemelle, ha affermato che di solito la spiegazione più semplice e la migliore e che non vede nessun merito in questo modello molto più complesso. Non serve invocare una teoria sull’acciaio fuso per sapere che se non si spegne in fretta o se non si stacca la corrente un incendio può provocare delle esplosioni periodiche.

Eagar obietta anche che possa essere avvenuta davvero una reazione di quella portata tra l’alluminio fuso e l’acqua perché quello che avviene di solito è che il liquido si vaporizza nell’aria e non avviene nessuna esplosione.

Sullo stesso piano si colloca anche Zdenek Bazant, professore di ingegneria meccanica alla Northwestern University e fautore della teoria della deformazione della struttura di acciaio delle Torri. Per lui la teoria ufficiale, a cui ha contribuito con parecchie pagine di analisi scientifica, è sufficiente a spiegare il crollo.

Non tutti però la pensano come lui, anzi in tutti gli Stati Uniti ormai sono quasi 1600 tra architetti e ingegneri civili che non credono alla versione del governo e per questo hanno fondato un’organizzazione chiamata “Architetti e Ingegneri per la verità sul 9/11”. Non solo in America, ma in tutto il mondo ci sono molte persone che non si accontentano di spiegazioni semplicistiche e dieci anni dopo sono ancora alla ricerca di risposte.