La Formica Atomica: Sebastian Giovinco

Roberto Cazzato
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Voglio fare una premessa. Questa non è la storia di Giovinco, o meglio, non del tutto. Questa è la storia di un bambino con tanta fantasia, che credeva nell'amore eterno, nel destino e nei telecronisti che dicevano che Sebastian Giovinco sarebbe diventato il nuovo Del Piero.

Ogni pomeriggio era uguale. Tornavo da scuola, mangiavo, mentre in televisione davano prima Sport Mediaset, poi i Simpson e infine Dragon Ball, poi scribacchiavo qualcosa sul quaderno per far vedere a mia madre che stavo facendo i compiti, quando in realtà erano soltanto dei disegni, più stupidi di quello che ti aspetteresti da un bambino di 9 anni qual ero. Poi succo di frutta, pallone e uscivo in giardino, a fare due tiri. Spesso giocavo da solo, perché amavo farmi la telecronaca , come se stessi giocando una partita dove interpretavo tutti i giocatori. Fingevo un fallo, punizione, "GOOOL" urlando, mia madre che esce fuori e mi rimprovera, io che continuo a giocare. Era sempre la stessa partita, ambientata nel futuro di 10 anni, nel 2018, sempre Juventus-Inter, e tutte finivano rigorosamente con punteggi come 12-11, con il gol finale su punizione del capitano juventino. Il capitano dell'Inter era l'allora giovane promessa Mario Balotelli. Il capitano della Juventus era Sebastian Giovinco. Tutto era sempre uguale, e quindi tutto sarebbe rimasto uguale per sempre.

Perché a noi bambini, Giovinco ce l'hanno presentato così: il futuro della Juventus, l'erede di Del Piero. E solitamente ai giocatori questi paragoni, oltretutto un po' azzardati, non fanno certo bene, ma Giovinco non sembrava soffrirli troppo, anzi, è stato un giocatore costante, con i suoi limiti certo, ma che ha sempre dimostrato impegno e qualità. Ricordo ancora il mio primo incontro con Giovinco, non un Giovinco reale, ma uno virtuale, su PES 2008, all'Empoli, e mi innamorai di questo giocatore bassissimo, che tirava punizioni stupende, e che aveva un volto che con il vero Giovinco ci azzeccava davvero poco. Quando scoprii che all'Empoli era in prestito, in prestito dalla mia squadra, dalla mia Juventus, iniziai a idolatrare quel giocatore alla follia. L'avevo visto giocare realmente pochissime volte, ma per me era già il prossimo Pallone D'Oro, era già scritto, non l'aveva mai vinto Del Piero, ma lui ce l'avrebbe fatta.

Giovinco è nato a Torino, e con i bianconeri ha già attraversato tutte le giovanili, sin da quando aveva 9 anni, nel '96, prima della più classica delle gavette. La stagione ad Empoli, lo consacra come una delle promesse del calcio italiano, insieme all'altro juventino Claudio Marchisio, ed entrambi tornano alla base dopo un solo anno. In realtà aveva già esordito in bianconero, in Serie B, con un assist a David Trezeguet. Ma la sua prima vera stagione alla Juve fu il 2008/09. Quell'anno Giovinco riesce a ritagliarsi il suo spazio, e segna anche il suo primo gol. Come faccio a dimenticarlo? E di nuovo con la mente torniamo sul mio divano. C'è una punizione per la Juventus, contro il Lecce. Sempre un succo di frutta in mano. Io lo sapevo che avrebbe segnato, lo ha sempre fatto nella mia testa, ogni volta. Questa non era un partita contro l'Inter, lui non era capitano, e non era il 97', ma avrebbe segnato comunque. E segnò. Un gol "alla Del Piero". Ero felice, ce l'aveva fatta, e io avevo previsto tutto.

Il nome di Del Piero ha ancora un'eco quando andiamo a guardare nel passato di Giovinco. Ogni telecronista, al minimo contatto tra il piede di Sebastian e la palla, sente l'impellente bisogno di nominare lo storico 10 juventino. Ma la Formica Atomica, nome che fa riferimento ai suoi 164 cm di altezza che cozzano con la sua esplosività in campo, ha sempre dimostrato anche un carattere esplosivo. La personalità non gli è mai mancata, e si è visto quando nel 2010 rilascia una dichiarazione molto dura nei confronti della società, rea di non avergli dato il giusto spazio, per scelta tecnica prima di Ciro Ferrara, poi di Alberto Zaccheroni.

“Quando si punta su un giocatore bisogna metterlo nelle condizioni di rendere al meglio. […] Se la società non mi vuole, cosa ci sto ancora a fare qui? Dopo due stagioni, non passo un altro anno ad ammuffire in panchina, non avrebbe davvero senso. Penso anche di non meritarmela la panchina. Anzi, non me la merito di sicuro per come mi sono comportato dentro e fuori il campo”Sebastian Giovinco

Quell'anno segna un solo gol, nella sconfitta contro il Napoli per 2-3, che rimarrà sempre nei cuori dei tifosi partenopei per la rimonta avvenuta in 30 minuti di due gol di svantaggio, con la doppietta di Hamšík e il gol di Jesús Dátolo, autore di una grande prestazione, forse l'unica della sua carriera. Il 5 Agosto 2010 si trasferisce ufficialmente in prestito al Parma. Ai tempi avevo 11 anni, e per me, era tradimento. Mi allontanai da Giovinco, perché un futuro capitano, chi avrebbe dovuto prendere la 10 di Del Piero, non poteva andarsene, neanche in prestito.

Al Parma Giovinco riparte alla grande. Non più da trequartista, ora gioca più avanzato, è una seconda punta. Alla prima partita contro la sua ex-squadra vince 1-4 e segna due gol. Ma com'è possibile? Non potevo spiegarmelo. Però ad un certo punto, nel calcio, ci fai l'abitudine. Cresci e capisci che i tuoi idoli, quelli che credi siano bandiere, potrebbero andarsene da un momento all'altro, e lasciarti quel velo di malinconia addosso che pian piano, dimenticherai. Alla Juve nei due anni a Parma segnerà altri due gol, e riesce, con le sue prestazioni, a guadagnarsi anche la qualificazione per la Nazionale.

Poi l'assurdità, l'insensatezza del calcio, o forse questo lo pensavo solo io, perché tanto assurdo quello che successe, non era. Sapevo che Giovinco era in prestito, ma mai mi sarei immaginato un ritorno alla Juventus, che invece riscatta la metà del suo cartellino per 11 milioni (vi ricordate le comproprietà?). È tornato, ed è tornato perché Sebastian sapeva che si meritava quella maglia, che meritava di essere alla Juventus. La prima stagione dopo il ritorno è la prova della sua voglia di fare: 7 gol, 7 assist, tante presenze, uno scudetto (il primo) e quella stupenda coincidenza del 12° gol segnato con la maglia bianconera, in data 12/12/12, al 12' del secondo tempo, con stampato sulle spalle il numero 12. Già, il numero 12, nonostante la 10 fosse rimasta vacante, dopo l'addio di Del Piero.

L'anno dopo quel numero viene preso dal neo-acquisto Carlos Tévez, e la storia si ripete: nella stagione 2013/14 Giovinco trova sempre meno spazio, poi nel gennaio 2015 decide di accettare l'offerta del Toronto. La Juve la lascia dopo 19 anni che quella maglia, pur se con qualche pausa, è stata la sua seconda pelle. E la lascia regalandomi una doppietta in coppa Italia, contro il Verona. Un gol era su punizione.

Sembra che la storia di Giovinco sia finita. A 28 anni si trasferisce in MLS, un campionato che non è allo stesso livello dei grandi campionati europei, dove giocano i vecchi campioni per svernare e mettere da parte valanghe di soldi. In realtà per Giovinco è appena iniziata, e nelle 4 stagioni in Canada non fa solo bene, diventa una vera e propria leggenda della MLS. Mette a segno 83 gol e 51 assist, vince 3 coppe di Canada, 1 storica MLS, 2 volte capocannoniere, vince nel 2015 il premio come miglior giocatore della MLS e come miglior debuttante, miglior assist-man sempre lo stesso anno e segna questo gol.

The Atomic Ant riscalda i cuori canadesi con le sue giocate da fuoriclasse, e la MLS vinta è il giusto coronamento a tutto quello che ha rappresentato per quei tifosi. Ma anche qui qualcosa si rompe. Sebastian vorrebbe rimanere a Toronto, ma il club non asseconda le sue richieste, e lascia il club canadese con un post polemico su Instagram.

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Toronto has been home to me and my family for almost 5 years. I arrived here from Italy in January 2015 and immediately felt something special. From day one, I worked hard to repay the opportunity that Toronto had given me. From that first year, I realized that we could do great things here. Through hard work, passion and determination my teammates and I transformed TFC and made it one of the best clubs in MLS and in North America. We didn’t do this alone. Without our great fans this would not have been possible. I can confidently say that I significantly contributed in making unprecedented history at TFC. We wrote a new chapter in the club’s history, together. All for One. This journey has been a wonderful experience for my family and me. It’s without hesitation that I can say that I wanted it to end differently. As I have always maintained, I was hoping to renew my contract and finish my playing career in a city that feels like home. It is here where my daughter was born and where my son took his first steps on a football pitch. A place my family loves to live and wanted to call home for good. Unfortunately, this desire of ours has clashed with a change in direction with current TFC management. For the 2 years I have been seeking to extend my contract however management was reluctant. Recently, after refusing to exercise the club option for 2020, I was offered terms that I deemed unacceptable. They may say I left for a more lucrative deal, but this is not the case. Their offer and lack of transparency is a clear message. It seems management prefers to focus on things other than the pure desire to win. After having grown the brand and elevating the overall reputation of TFC both at home and abroad, it seems I no longer serve a purpose. I would have accepted less to stay in Toronto. Therefore, I reluctantly announce that my tenure as a TFC player has come to an end. I will now focus my attention and efforts towards another challenge. With me I bring beautiful memories. Toronto - the 6ix - you are and will always remain in my heart. Thank you for everything you have taught me about myself and about life. I love you Toronto! Seba

Un post condiviso da Sebastian Giovinco (@sebagiovincoofficial) in data: 30 Gen 2019 alle ore 8:53 PST