La formidabile liquidazione di Rebekah Brooks

L’ex ad del gruppo Murdoch, celebre per lo scandalo dello spionaggio a danno di vip e cittadini, starebbe per ricevere una buonuscita 9 milioni di euro

Un anno dopo lo scandalo che ha fatto tremare il colosso mediatico di Rupert Murdoch, Rebekah Brooks, ex ad di News International e grande protagonista dell’affaire mediatico che ha scosso l’Inghilterra, viene liquidata dal gruppo con una cifra record da 7 milioni di sterline, ovvero 9 milioni di euro. Un trattamento di fine rapporto spettacolare, anche se non ancora confermato pubblicamente. Una cifra che, se vera, sarebbe molto lontana da quella presunta di 1,7 milioni di euro di cui si parlava negli scorsi mesi, ma che deve essere confermata dalla riunione annuale degli azionisti del gruppo. Lo stesso che la madama rossa del giornalismo inglese ha prepotentemente fatto tremare a causa dell’incredibile vicenda delle intercettazioni illegali contro persone dello spettacolo ma non solo.

Al centro dello scandalo, i metodi usati per inchieste e articoli. E per molti era proprio la ventennale collaboratrice di Murdoch, già a sua volta direttrice, dal 2000 al 2003, del News of the world, la responsabile dell’ondata di intercettazioni illegali che avevano colpito oltre 600 persone, tra vip e comuni mortali. Tra i tanti, anche i familiari di Milly Dowler, la ragazzina rapita e poi assassinata in Gran Bretagna nel 2002. Metodi da biasimare attuati in nome della prima pagina che infiamma l’edicola, ma che di fatto hanno portato alla chiusura dello storico News of the World e alla liquidazione dell’intera redazione. Ma tutto il gruppo uscì scosso da un terremoto che ebbe non poche conseguenze anche sul piano politico e di cui la pupilla del magnate, autrice di una scalata formidabile alle vette, fu ritenuta responsabile fino alle dimissioni, avvenute nel luglio del 2011. Entrata nel gruppo nel 1989, da segretaria, Brooks si è issata fino alla direzione del News of the World e di The Sun. Poi, da dirigente,la caduta, anche grazie alle pressioni di chi voleva che giustizia fosse fatta a cominciare dalla figura di vertice.

Brooks insomma, fin dai primi momenti, non ha avuto molti sostenitori, escluso Murdoch e non è un caso. A salutare positivamente il sui addio, un po’ tutti, dall’azionista arabo del gruppo Al Walid bin Talal al premier inglese David Cameron, che parlò di «decisione giusta» pur avendo lui stesso rapporti di amicizia e stima con la professionista. A difenderla Rupert e James Murdoch che pure dovettero presentarsi alla Camera dei Comuni inglese per dare la loro versione dei fatti. Tra le accuse, rigettate, anche quella di aver spiato per anni Gordon Brown, ex primo ministro inglese. Il posto della Brooks passò a Tom Mockridge, amministratore delegato di Sky Italia, con la benedizione di James Murdoch che all’epoca annunciò: «il gruppo chiederà scusa all'Inghilterra per lo scandalo con inserzioni sui giornali». A cadere però non fu sola testa della Brooks, ma anche quella di Les Hinton, amministratore delegato di Dow Jones, a capo delle operazioni britanniche di News Corp negli anni delle intercettazioni. Tra i colpiti anche Andy Coulson, collaboratore di Cameron a Downing Street, reclutato dal gruppo Murdoch (pure lui ex direttore di News of the World fino al 2007) e costretto alle dimissioni da responsabile della comunicazione del premier. Finché ha potuto. il tycoon ha tenuto sotto braccio Brooks e compagnia, ma il fango che ha scosso il suo impero ha finito per seppellire i legami storici. Contro c’era il Paese, l’opinione pubblica, la famiglia Reale e molti vip amati in patria, tra cui un accanitissimo Hugh Grant. Nel giornale che sembrava una cellula di spionaggio, ascoltare le conversazioni via telefono di principi, politici, attrici e calciatori erano all’ordine del giorno. Poi il ciclone che ha travolto prima i cronisti, poi l'investigatore assoldato per operare lo spionaggio vero e proprio, poi le figure di vertice. Lo scorso luglio, la procura della Corona britannica ha formulato le incriminazioni contro otto dei tredici arrestati nell'ambito dello scandalo intercettazioni che ha sconvolto il Regno Unito. Fra questi Rebekah Brooks e Andy Coulson. Le scuse, insomme, non bastano di fronte ai reati. Perfino il «consiglio» che governa le finanze della Chiesa anglicana , il «Church Commissioners», ha deciso di disfarsi del pacchetto di titoli, piccolo ma significativo, che pure aveva in News Corporation. Insomma, per il magnate aussie non c’è perdono.

Ricerca

Le notizie del giorno