La Francia dice sì a donne transgender in partite ufficiali di rugby

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AGI – Il rugby francese apre ai giocatori transgender che dalla prossima stagione potranno scendere in campo nelle competizioni ufficiali sul territorio nazionale. Lo ha deciso la Federazione francese di rugby (FFR) con un voto unanime e in contrasto aperto con il parere della World Rugby che lo scorso ottobre ha invece bloccato l'accesso delle rugbiste trangender alle gare ad alto livello a nome della “sicurezza e della parità”.

Oltralpe una donna identificata all'anagrafe come uomo potrà prendere parte a tutte le competizioni nelle categorie femminili “dal momento in cui dà il via al cambiamento di stato civile e segue una cura ormonale di 12 mesi”, ha precisato Jean-Bernard Marie Moles, promotore del cambiamento e presidente della commissione anti-discriminazioni e parità, creata dalla FFR.

Le donne trans “non operate” dovranno anche certificare di non superare la soglia di 5 nanomoli / litro di livelli di testosterone, dopodiché una commissione studierà tutti i casi “in uno spirito di inclusione e rispetto dell'uguaglianza dei parametrici fisici”, ha stabilito la Federugby transalpina.

In realtà, secondo quanto riferito dal vice presidente della FFR, Serge Simon, “da tempo la nostra federazione consente a persone transgender la cui identità di genere è già definita di giocare nella categoria corrispondente al loro statuto anagrafico”. Dopo il voto unanime e la modifica del regolamento, saranno inclusi anche tutti i giocatori in fase di transizione della propria identità”. La decisione della FFR è stata approvata in occasione della Giornata mondiale di lotta contro l'omofobia e la transfobia.

Prima giocatrice di rugby transgender in prima divisione e l'unica nota ad oggi, Alexia Cérénys, 35 anni, del club di Lons (Pau, Pirenei atlantici), si è rallegrata per “il passo avanti cruciale” dell'adattamento del regolamento. Per lei si tratta di un “modo per smontare i pregiudizi che si sentono sulla presenza delle persone transgender nel mondo dello sport”. 

In Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti e Australia decine di giocatori e giocatrici transgender si sono fatti avanti: sui social hanno postato altezza e peso con il messaggio “Non sono un rischio alla sicurezza e le donne trans neanche”.

La federazione inglese di rugby (RFU) sta pensando di sottoporre le donne transgender di oltre 90 chili e 1m70 alla valutazione di un allenatore prima di autorizzarle a giocare. In Francia al momento è difficile, invece, stabilire il numero di atleti coinvolti in quanto l'argomento è ancora tabù.

“Mettiamo spesso avanti i valori del rugby: fratellanza e tolleranza. E' giunta l'ora di passare dalle parole ai fatti, in modo coerente” ha insistito Simon, ricordando che “la FFR è contraria ad ogni forma di discriminazione, in quanto è uno sport inclusivo, di condivisione senza distinzione di sesso, genere, origine e religione”. In teoria lo slogan di World Rugby è “rugby per tutti”, ma nei fatti non è ancora così. 

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