La frenata di Mattarella

Alessandro De Angelis

Andando al punto: è evidente che se non ci fossero stati ancora problemi o nodi da sciogliere, Sergio Mattarella avrebbe convocato, già per la giornata di domani, il professor Giuseppe Conte per il conferimento dell'incarico. E invece il capo dello Stato, prima di dare l'incarico, ha deciso di ascoltare i presidenti di Camera e Senato, per una "riflessione" sul passaggio finale di questa lunga e delicata crisi.

Una mossa, in controtendenza rispetto ai toni trionfalistici dei due partner del governo carioca che già alla Vetrata hanno dato per scontato ciò che scontato non è e spingendosi, come nel caso di Di Maio, ad incoronare il nuovo premier in una conferenza stampa on the road all'uscita dal Quirinale. È una frenata quella di Mattarella perché, appunto, ci sono ancora nodi sostanziali da sciogliere.

Detta in modo un po' tranchant: può anche non esserci un veto sul professor Conte, come effettivamente non c'è, ma la questione non è riducibile a un nome, presentato come un esecutore di una linea e di un programma stabilito dai due leader di partito. Il tema di fondo è il governo: la sua credibilità, la sua forza, la sua collocazione internazionale. E c'è un motivo se, nel corso dei colloqui, il capo dello Stato ha fatto presenti alle delegazioni le sue preoccupazioni per i conti pubblici, ora che è ripresa l'effervescenza dei mercati. E se ha ricordato ai due ruggenti leader l'articolo 95 della Costituzione: "Il presidente del consiglio dei ministri dirige la politica generale del governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri". Non un esecutore di un contratto extraparlamentare ma il responsabile, sulla base di un programma votato dal Parlamento, del governo, della sua maggioranza, della collegialità dei ministri. Ha cioè un ruolo di direzione politica, non di obbedienza ai leader che lo hanno scelto.

Non è un mistero che, per una figura del...

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