La fuga del secolo dell'ex presidente della Nissan, Carlos Ghosn

Carlos Ghosn ha confermato di essere arrivato nel suo Paese natale, il Libano, in fuga da quella che in Giappone ha definito "ingiustizia e persecuzione politica". La stupefacente fuga è stata ottenuta mentre l'ex presidente della Nissan era sotto stretta sorveglianza quotidiana da parte della polizia e del pubblico ministero, in attesa di essere processato per difendersi dalle accuse di cattiva condotta finanziaria.

Cinque domande (cui Ft dà risposta) per quello che è stato definito il giallo finanziario del secolo.

1) Come ha fatto a fuggire?

Si tratta di una delle più grandi fughe della storia. Come ha potuto, esattamente, uno dei volti più riconosciuti del Giappone, di cui le autorità hanno rintracciato ogni spostamento al di fuori del suo appartamento e i cui tre passaporti sono ancora in possesso dei suoi avvocati, sfuggire a tutti questi e andare dal centro di Tokyo a Beirut? Su come sia stata architettata la fuga ci sono già diverse teorie, frutto di speculazioni negli ambienti diplomatici e legali.

Bisogna considerare che ha evitato la coda della polizia e ha usato un piccolo aeroporto rurale giapponese dove il suo volto era meno conosciuto, che ha ha lasciato il Giappone in traghetto e ha attraversato il confine con la Corea del Sud e che aveva un nuovo passaporto francese. Un media libanese ha riferito che ha lasciato il Giappone nascosto in una specie di container, forse la custodia di un grande strumento musicale.

Sono tutti d'accordo comunque sul fatto che Ghosn non avrebbe potuto progettare un'uscita cosi' audace senza una rete organizzativa notevole, romanzesca. Impossibile insomma che abbia potuto fare tutto da solo. Junichiro Hironaka, che dirige il team legale del signor Ghosn in Giappone, ha detto che la sua fuga in Libano "è avvenuta all'improvviso" e che non sapeva come il suo cliente fosse riuscito a lasciare il Giappone. Ma ha pure ammesso che deve aver agito "un'organizzazione molto grande". Da parte sua, la Direzione Generale per la Sicurezza del Libano ha detto che Ghosn è entrato nel Paese legalmente e che non c'era motivo di intraprendere un procedimento legale contro di lui.

2) Qual è stata la reazione in Giappone?

La fuga di Ghosn è avvenuta appena una settimana dopo la visita a Beirut di Keisuke Suzuki, ministro giapponese degli Esteri che ha trascorso del tempo con il presidente libanese e altri funzionari. I funzionari del ministero degli Esteri giapponese affermano che la possibilità che il signor Ghosn si recasse in Libano non era stata discussa durante l'incontro. In Giappone ci si interroga su quanto saranno arrabbiati i procuratori giapponesi visto che sarà ora improbabile che il loro sospettato venga processato. E secondo alcuni, saranno furiosi perché si saranno sentiti umiliati dalla fuga di Ghosn.

Ma potrebbero anche sentirvi alleviati dal fatto di aver schivato un processo che si sarebbe potuto rivelare un boomerang: la loro condotta sarebbe stata messa sotto i riflettori di tutto il mondo. Va tenuto presente che i pubblici ministeri giapponesi tendono in genere ad accettare i casi che sanno di poter vincere: in molti casi, si sentono a loro agio in tribunale solo quando hanno già una confessione. E nel caso di Ghosn, il processo sarebbe stato portato avanti senza esclusioni di colpi visto che i suoi avvocati avevano già esplicitamente anticipato di star pianificando un attacco al modo in cui i procuratori hanno costruito il loro caso e le presunte motivazioni politiche dietro di esso.

3) Cosa può fare ora Ghosn? Può viaggiare? Può lavorare?

Nella sua dichiarazione, Ghosn ha dipinto se stesso non come un uomo che fugge dalla giustizia, ma da un sistema ingiusto - un linguaggio che sembra calcolato per assicurargli una rapida riabilitazione in alcuni ambienti. L'incarnazione, un tempo famosa, dell'"Uomo di Davos" potrebbe ritornare a sorpresa al World Economic Forum nella (neutrale) Svizzera che si svolgerà tra poche settimane? Probabilmente no. Gli amici di Ghosn dicono che probabilmente nei prossimi mesi risiederà esclusivamente in Libano. Ma le restrizioni di viaggio che deve affrontare potrebbero non trattenerlo li' a tempo indeterminato, dato che il Giappone ha solo un trattato di estradizione con la Corea del Sud e gli Stati Uniti.

Hassan Diab, il nuovo primo ministro designato del Libano, sta cercando di affrontare la peggiore crisi finanziaria ed economica del Libano degli ultimi decenni. Alcuni a Beirut ipotizzano addirittura che Ghosn, ancora lodato per il suo senso degli affari, sia stato richiamato in Libano. Non ha invece prospettive di lavoro negli Stati Uniti, Ghosn: a settembre, aveva accettato di pagare 1 milione di dollari per regolare le spese di frode con la Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti. Lui non ha ammesso nè negato alcuna delle accuse fatte dalla SEC (tra cui quella di aver nascosto più di 140 milioni di dollari), ma l'accordo gli vieta di ricoprire posizioni di rilievo in qualsiasi società statunitense per un decennio. "Se vuoi fuggire e scappare per il resto della tua vita, non dici dove sei", dice una persona che lo conosce bene. "Non credo che sia finita".

4) Che fine farà il processo?

La fuga del signor Ghosn rischia di sconvolgere l'intero procedimento giudiziario relativo alle quattro accuse che l'esecutivo dell'industria automobilistica affronta, tutte da lui smentite. Secondo due di queste accuse, avrebbe gonfiato la sua retribuzione di oltre 80 milioni di dollari dal bilancio della Nissan. Il processo per queste due accuse coinvolgerebbe anche Nissan, che è accusata di aver falsificato la paga del suo ex capo, e Greg Kelly, che è accusato di aver cospirato con Ghosn per sottostimare la sua paga. Kelly, che nega le accuse, rimane a Tokyo in attesa di processo.

Le persone vicine a Nissan, che hanno collaborato con i procuratori di Tokyo per costruire il capo d'accusa contro Ghosn, sono rimaste sconcertate dalla sua fuga, mettendo in dubbio come il processo possa procedere senza l'imputato chiave. Ghosn è anche stato sottoposto a un processo separato per violazione delle accuse di violazione della fiducia. Se non si presenta il primo giorno del processo, previsto nell'aprile 2020, il procedimento giudiziario verrà probabilmente sospeso. Se il tribunale stabilisse che ha violato le condizioni della sua cauzione, confischerebbe anche 1,5 miliardi di yen (14 milioni di dollari) versati da Ghosn.

5) Cosa intende Ghosn per "ingiustizia in Giappone"?

L'arresto di Ghosn nel novembre 2018 ha acceso i riflettori sul sistema giudiziario giapponese e sull'estrema pressione esercitata per estorcere confessioni ai sospetti. I suoi avvocati avevano già chiesto il ritiro delle accuse contro Ghosn, sostenendo che i procuratori giapponesi, i funzionari governativi e i dirigenti della Nissan erano collusi illegalmente per farlo cadere. Mentre denunciava la fuga di Ghosn come "imperdonabile", il suo avvocato Hironaka ha espresso una certa comprensione per il motivo per cui il suo cliente pensava che non sarebbe stato in grado di ricevere un processo equo in Giappone.

Tuttavia, secondo gli analisti, Ghosn dovrebbe affrontare domande difficili sulla sua decisione di ignorare il sistema giudiziario giapponese e di fuggire in un paese dove non esiste un trattato di estradizione. "A questo punto, Ghosn si è trasformato da imputato a fuggitivo", ha detto Koji Endo, responsabile della ricerca sulle azioni della SBI Securities. "Se il processo in Giappone non si svolgerà, ha di fatto abbandonato la possibilità di lottare per la sua innocenza".