La Germania dice "nein" al tetto sul prezzo del gas

La Germania è decisamente contraria a fissare un tetto massimo al prezzo del gas, un'idea sostenuta da diversi governi europei per far fronte all'aumento del costo dell'energia. Secondo la ministra tedesca agli affari europei Anna Lührmann, intervistata da Euronews, si tratta di una misura controproducente, che rischia di complicare la crisi energetica in corso in Europa.

Meglio senza tetto

"Il problema con il price cap è che se l'Unione Europea introduce unilateralmente un tetto al prezzo del gas, mentre tutti gli altri importatori nel mondo non lo fanno, il gas andrà altrove. Quindi potremmo avere una carenza di forniture o comunque rifornimenti ancora meno cospicui. Penso che dovremmo stare molto attenti con questo tipo di massimali di prezzo"

Secondo il governo di Berlino, l'Unione dovrebbe piuttosto diversificare le sue catene di approvvigionamento e aprire trattative dirette con i Paesi fornitori di gas per assicurarsi prezzi più bassi.

"Sarebbe importante discutere con i singoli produttori di gas, come la Norvegia, su come ridurre il prezzo anche qui, perché anche loro hanno interesse che l'Unione Europea e il mercato europeo prosperino".

La ministra difende anche il pacchetto di misure proposto dalla Commissione europea, che include la riduzione della domanda di elettricità nelle ore di picco e la tassazione degli extra-profitti delle compagnie energetiche.

"I profitti straordinari delle compagnie energetiche sono necessari in questo momento: si tratta di poter utilizzare quei guadagni in eccedenza che non sono giustificati da alcuno sforzo aggiuntivo da parte delle aziende, ma derivano dalla struttura e dal funzionamento attuale del mercato. Per questo dobbiamo poter utilizzare i profitti extra e restituirli ai consumatori, ai cittadini, in particolare a quelli in difficoltà, per ridurre i prezzi".

Stop all'unanimità

Altra idea che la ministra approva è quella di adottare il voto a maggioranza qualificata, invece che quello all'unanimità, nei consigli dei ministri dell'Unione europea quando si tratta di politica estera e di sicurezza.

L'ipotesi è stata discussa nell'ultimo Consiglio affari generali, il 20 ottobre a Bruxelles. Per Lührmann si tratta di una priorità, da realizzare prima che altri Stati membri aderiscano all'Unione.

I ministri possono infatti decidere di adottare la procedura utilizzando la cosiddetta "clausola passarella".Tramite questo iter, sarebbe possibile modificare i trattati con un voto a maggioranza qualificata, cioè con il consenso del 65% degli Stati membri con il 55% della popolazione complessiva.

Ma per attivare la "clausola passarella" è comunque necessario un voto all'unanimità: i rappresentanti dei 27 Paesi devono essere tutti d'accordo nell'introdurre la modifica.