La Germania tracolla per tre errori che l'Italia non ha commesso

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Ecdc (Photo: Ecdc)
Ecdc (Photo: Ecdc)

“Non sappiamo più come contenere il contagio nelle scuole. Nelle zone più colpite abbiamo perso il controllo della situazione”. Fino a qualche settimana fa nessuno avrebbe mai pensato che un tedesco potesse pronunciare parole così allarmanti riguardo alla pandemia in Germania. E invece, per il presidente dell’Associazione Tedesca degli Insegnanti, Heinz-Peter Meidinger, il dilagare del Covid-19 è ormai ad un punto di non ritorno. La cancelliera uscente Merkel lancia un ultimo disperato appello agli 80 milioni di abitanti della Repubblica Federale: “Davanti a noi c’è un inverno durissimo. Restiamo uniti e vacciniamoci”. Il governo ha mobilitato addirittura la Bundeswehr, le forze armate. Saranno 12 mila i soldati a supportare medici e volontari nella gestione dell’emergenza. La Germania è in piena quarta ondata. Sono 65.371 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore, il dato più alto dall’inizio della pandemia. Lo fa sapere il Robert Koch Institute (Rki), incaricato dal governo di Berlino di monitorare l’andamento della pandemia nel paese. È aumentato anche il tasso di incidenza a 7 giorni del paese, pari a 336,9, spiega l’Rki. Sono inoltre 264 le persone che nell’ultima giornata hanno perso la vita per complicanze riconducibili al coronavirus. Le terapie intensive cominciano a registrare tassi di occupazione preoccupanti.

E non c’è solo la Germania nel mezzo della nuova ondata. Secondo la mappa del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo del Contagio, l’ECDC, mezza Europa è colorata di rosso. Allerta massima. Questa volta, però, si tratta dell’Europa del Nord. In Austria, l’aumento dei contagi nell’ultima settimana è pari all’84%. Così Vienna corre ai ripari. Da mercoledì è entrato in vigore un lockdown riservato ai non vaccinati, che in Austria sono circa il 36% della popolazione. Nei Paesi Bassi, un mini-lockdown è già attivo. Per tre settimane, ha annunciato il primo ministro Rutte, bar e ristoranti chiuderanno alle ore 20. Le attività non essenziali già alle 18. In Europa, era da mesi che vedevamo un lockdown.

La cartina dell’ECDC parla chiaro. La preoccupazione è alta. Ma ci dice anche altro: per una volta, i paesi mediterranei, quelli che una volta la grande finanza internazionale definiva PIIGS – l’acronimo sta per Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna – per l’insostenibilità del loro debito, hanno saputo prepararsi meglio all’inverno. E lo hanno fatto con campagne vaccinali efficaci, con numeri nettamente superiori a quelli dei paesi a nord delle Alpi, i famigerati Frugali, o paesi dell’Austerity, per continuare ad utilizzare il gergo economico-finanziario.

Oggi i virtuosi siamo noi. L’Italia, con l’84% di vaccinati a ciclo completo. La Spagna, al 79%. Il Portogallo, locomotiva d’Europa del vaccino, con l’86%. Dieci, se non venti punti percentuali in più rispetto a Paesi Bassi (72%), Germania (67%) e Austria (64%). Certo, nulla a che vedere con il disastro nel fianco Est dell’Unione Europea, dove si raggiunge a stento la metà della popolazione vaccinata. In Romania a malapena il 30% si è vaccinato. In Bulgaria meno di un cittadino su quattro.

È la rivincita dei PIIGS, i ‘porci’ mediterranei? “Io non la metterei così” dice al telefono con Huffington Post da Berlino Fernando D’Aniello, un ricercatore indipendente di filosofia del diritto, che scrive sulla rivista Il Mulino ed è specializzato in giustizia costituzionale e diritti fondamentali, da sempre molto attento alle differenze di approccio giuridico tra paesi mediterranei e Mitteleuropa. “Io sono uno di quelli che prova sempre a contestare questi stereotipi. Dividere l’Europa in buoni e cattivi a seconda delle crisi non è giusto. La verità è che sui vaccini la Germania è stata rallentata da un approccio diverso da quello italiano. Si sono concentrati fin da subito sulla nascita di grandi centri vaccinali. Efficaci se pensati per effettuare grandi quantità di vaccini, ma incapaci di raggiungere tutte le fasce generazionali. In Italia questo non si è fatto. Si è data priorità all’immunizzazione dei più anziani, le vittime principali del coronavirus. Oggi vediamo gli effetti differenti, tra i due paesi, di queste due scelte organizzative”. Questione di organizzazione, quindi.

È anche vero, va detto, che in Germania il rapporto che c’è tra Stato e Cittadino è culturalmente differente. “Fino ad ora, il governo di Berlino – prosegue D’Aniello – ha avuto un approccio più liberale. Hanno detto: il vaccino è a disposizione. Chi vuole vaccinarsi, faccia pure. Chi non vuole, libero di non vaccinarsi. Amen”. Mentalità tedesca – protestante, per dirla alla Max Weber – più orientata ad un rapporto di fiducia con i cittadini. Una mentalità spesso considerata come modello civico inarrivabile alle nostre latitudini, ma che porta con sé alcuni rischi: “Qui a Berlino spesso si va a fiducia. Fino a qualche settimana fa, all’entrata di un locale, ti chiedevano a voce se sei vaccinato. Bastava dire di sì e ti lasciavano entrare. Senza un vero controllo”. È lo stesso problema di cui si lamentava qualche giorno fa il Ministro della Salute tedesco, Jens Spahn. Sui controlli del Green Pass, ha affermato il Ministro, la Germania dovrebbe ispirarsi alla rigorosità italiana. Un’inversione di ruoli clamorosa, se pensiamo al passato. I tedeschi che vogliono seguire il modello organizzativo italiano. Chi l’avrebbe mai detto.

“Va precisato, però, che sebbene i controlli siano orientati ad un maggiore Laissez-faire, questo non significa che in Germania non siano in vigore misure restrittive serie” spiega D’Aniello. Da quest’estate vale la regola delle 3G – geimpft, genesen, getestet. “Per accedere all’università, dove lavoro, devi dimostrare di esserti vaccinato, di esser guarito oppure di esserti sottoposto ad un tampone negativo nelle ultime 48 ore. E lo stesso vale per i ristoranti, per i cinema”. Ma allora perché i vaccinati sono di meno? “Tenga presente, tra i vari fattori che le sto elencando, che qui fino ad un mese fa, fare tamponi era gratis”. Un vero e proprio incentivo a non vaccinarsi. “Anzi, l’aumento dei contagi delle ultime settimane potrebbe essere dovuto anche alla malaugurata decisione di tornare a far pagare i tamponi del mese scorso. E infatti il governo ha reintrodotto il tampone gratis a partire da questo fine settimana”.

Tamponi gratis, e una campagna vaccinale non del tutto efficace verso le fasce di popolazione più a rischio, quelle anziane. Ecco le ragioni del fallimento tedesco. Ora, la Germania dovrà vedersela – come ha detto Merkel – con un inverno molto duro. Ma Berlino vuole fare sul serio. In attesa della formazione del nuovo governo, c’è chi propone nuovi lockdown. “C’è chi addirittura auspica l’introduzione dello schema 2G Plus: per entrare al ristorante devi essere vaccinato, guarito, ed esserti anche sottoposto ad un tampone con esito negativo”. Dal Laissez-faire all’approccio duro. Quando i tedeschi decidono di fare le cose in grande, di solito, ce la fanno. Noi mediterranei, però, non possiamo lamentarci. Qui, a sud delle Alpi, abbiamo acquisito certezze importanti nella nostra lotta al Covid: un elevato tasso di vaccinazione unito all’obbligo di Green Pass nei luoghi di lavoro. Sperando che bastino per affrontare al meglio la nuova ondata che si sta abbattendo sull’Europa.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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