La grande illusione dei 5 stelle

Pietro Salvatori

Sono finite le oltre tre ore di assemblea tra Luigi Di Maio e i gruppi parlamentari del Movimento 5 stelle quando in un corridoio della Camera si materializza Riccardo Fraccaro. Il premier martedì si dimetterà dopo le comunicazioni al Senato? “Conte non è così prevedibile come pensate, per questo mi piace”.

La confusione è tanta sotto il cielo, nubi di incertezza lo solcano sottili e taglienti. Il capo politico 5 stelle convoca un’Assemblea congiunta, ma calcia il barattolo più in là: “Ci ha chiesto di rinviare la questione di cosa fare, del Pd e della Lega, a dopo che avrà parlato il presidente del Consiglio”, spiegano i presenti. Nessuno di loro sa cosa farà. Lo stesso Di Maio spiega di non saperlo. Qualcuno lo mette nel mirino, la fronda interna ondeggia: “È stato arrogante e spocchioso – dice un senatore di lungo corso – quasi a irriderci chiedendo se non abbiamo fiducia in lui, a dirci che non sa cosa farà Conte, ma figuriamoci”.

C’è chi tratteggia voli imprevedibili dell’avvocato del popolo. Come quello che prevederebbe un discorso duro, senza via d’uscita contro Matteo Salvini e la Lega, accusando il segretario del Carroccio di essere leader delle assenze, dei tanti no sbattuti da lui, e non dai partner, in faccia agli alleati. Seguito però dalla spiegazione che le dimissioni sì ci saranno, ma dopo giovedì, dopo che Montecitorio avrà votato il taglio dei parlamentari. Lasciando il cerino in mano al Carroccio: sfiduciarlo con un voto palese, offrendo un eccellente argomento di rivendicazione per l’universo stellato, o cercare di forzare la mano e inseguire le urne anche dopo una modifica costituzionale che per essere effettiva richiederebbe l’attesa dei tempi del referendum.

Di Maio si tiene aperte tutte le porte. Coltiva il progetto, la grande illusione, di rimanere baricentro del sistema politico, con la golden share dei numeri parlamentari. I suoi tornano a ripetere come ai tempi della crisi di un anno e passa...

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