La guerra dei dazi e la svalutazione dello yuan affondano le Borse mondiali

i. conti a. galiani

La guerra dei dazi affonda le Borse europee che chiudono in profondo rosso sulla scia di Wall Street e bruciano 180 miliardi di euro. Il listino Usa viaggia con pesanti perdite: attualmente il Dow Jones arretra del 2,25%, lo S&p del 2,36% e il Nasdaq il 3,07%. A picco le piazze asiatiche anche per le proteste a Hong Kong.

A inasprire le tensioni oggi si è aggiunto un nuovo tassello: lo yuan precipita ai minimi da 11 anni. La moneta cinese tocca per la prima volta dal 2008 la fatidica soglia delle 7 unità per un dollaro: un elemento di novità che rischia di trasformare la guerra commerciale sino-americana in una guerra di valute. Non si è fatta dunque attendere la risposta cinese alle mosse di Trump.

Il deprezzamento dello yuan non sfugge al presidente Usa che sollecita nuovamente la Fed a tagliare i tassi di interesse per sostenere il dollaro. Su Twitter, Trump scrive: "La Cina ha abbassato il prezzo della loro valuta ad un minimo storico. Si chiama manipolazione della valuta. Stai ascoltando, Federal Reserve? Questa è una grave violazione che indebolirà notevolmente la Cina nel tempo!".



A Trump replica la banca centrale cinese che smentisce di aver voluto manipolare la sua moneta. In realtà la decisione delle autorità di Pechino mira ad aiutare le imprese esportatrici, penalizzate dalla guerra dei dazi. Tuttavia la svalutazione è un'arma a doppio taglio e rischia di mettere in difficoltà le imprese cinesi indebitate in dollari. Inoltre uno yuan troppo debole rischia di innescare una fuga di capitali dalla Cina e pertanto è uno strumento che va dosato con cura.

I listini del vecchio continente terminano in forte calo: l'Eurostoxx 600, che racchiude le più grandi aziende quotate in Europa, ha perso il 2,2%, con 180 miliardi di capitalizzazione in fumo in una sola seduta; flessione più limitata a Milano, che brucia circa 7 miliardi. A Parigi il Cac 40 perde il 2,19% a 5.241,55 punti. A Londra l'Ftse 100 cede il 2,47% e scende a 7.223,85 punti. Il Dax di Francoforte lascia sul campo l'1,80% a 11.658,51 punti. A Milano l'Ftse Mib cala dell'1,3% a 20.773 punti.

Immediata la corsa ai beni rifugio. Le quotazioni dell'oro stanno salendo a ritmo incalzante. Il metallo nobile aumenta del 2% e secondo gli analisti, la domanda è destinata a crescere. Anche il tasso dei Treasury Usa a 10 anni scende ai minimi dal novembre 2016 e l'inversione della curva dei rendimenti dei T-Bond (il rafforzamento dei tassi dei titoli a tre mesi che superano quelli dei Treasury a 10 anni), considerato un chiaro segnale di recessione, cresce ai massimi dall'aprile 2007. Anche il prezzo del petrolio è in netto calo a New York, per effetto dell'escalation della guerra dei dazi.