La guerra dei due mondi non risparmia la Bce

bce (Photo: HP)

La guerra dei due mondi non risparmia nessuna delle istituzioni europee. Se prima l’Eurogruppo e poi il vertice Ue tra i capi di Governo hanno certificato l’insanabile frattura tra due linee totalmente divergenti su come rispondere all’impatto economico del Coronavirus (falchi del Nord vs Sud), la Banca Centrale Europea non è da meno. Anche dall’Eurotower arrivano infatti spifferi e spin in aperta contraddizione tra loro, lunghe code di un conflitto condotto - anche a tutela dell’istituzione - sottotraccia ma non per questo meno sanguinoso. 

Dopo l’invito di ieri della presidente della Bce Christine Lagarde ai governi dell’area Euro di prendere in considerazione l’emissione una tantum di titoli di debito comune per affrontare il collasso economico in arrivo, sono arrivate poche reazioni ufficiali dagli Stati membri ma sono aumentate a dismisura i rumors. La linea di Olanda, Austria e Germania alla fine ha prevalso, niente Eurobond, nessu. Al termine del vertice Ue la dichiarazione (la formalizzazione del fallimento del Consiglio nel raggiungere una intesa) non contiene riferimenti ai Coronabonds richiesti ieri dall’Italia e altri otto Paesi con la lettera inviata a Charles Michel. Anche questo è un sintomo del tracollo di credibilità dell’Eurozona e dei suoi processi decisionali: i nove Stati che hanno ufficialmente chiesto uno strumento di debito comune rappresentano la maggioranza sia in termini di Pil (il 56% dell’Eurozona, meno di 7mila miliardi sui quasi 12mila) sia in termini demografici (il 62% della popolazione, 212 milioni su 341). Eppure gli eurobond non solo non saranno concessi, ma non erano nemmeno meritevoli di menzione nella dichiarazione conclusiva del vertice Ue, secondo le bozze in circolazione. L’orientamento che sembra destinato a prevalere è quello dei cosiddetti falchi dell’austerità, attraverso il ricorso a strumenti attualmente a disposizione. Tradotto, il Fondo Salva-Stati (Mes) che i Paesi del Nord considerano il mezzo adeguato e già pronto all’uso sia nel caso di choc sui titoli di stato sia per l’apertura di linee di credito da usare contro il Coronavirus. Strumento che porta però con sé due conseguenze indigeribili per i Paesi che ne avessero bisogno: una valutazione di sostenibilità del debito e un memorandum. In sostanza, la Troika.

La Bce, dal canto suo, è attraversata da un rumoroso fermento che si traduce in indiscrezioni fatte uscire all’occorrenza sulla stampa. Ieri Bloomberg ha raccolto alcune voci autorevoli all’interno dell’Eurotower secondo le quali la Bce ”è pronta a lanciare il programma di acquisti Omt”. L’Omt è lo scudo anti-spread ideato nel 2012 da Mario Draghi per soccorrere un Paese membro nel caso di un attacco speculativo come durante la crisi di otto anni fa. Lo strumento che consente di acquistare titoli di stato sul mercato secondario senza limiti (la traduzione in politica monetaria del ’whatever it takes) è però vincolato al ricorso al Mes, e quindi alla firma di un memorandum che mette sotto tutela lo Stato che ne beneficia. Le voci trapelate dall’Eurotower in realtà constatano l’ovvio dal momento che tutti ormai conoscono le armi a disposizione della Bce. Ma è il tempismo dell’indiscrezione ad aver destato sorpresa, soprattutto perché accompagnato dalla precisazione delle stesse fonti che la Bundesbank non si sarebbe detta contraria. La Germania, ai tempi della Bce di Draghi, si era opposta strenuamente all’Omt ma una sentenza della Corte Costituzionale di Karlsruhe ne ha stabilito la legalità.

La sorpresa si è trasformata in stupore questa mattina, quando la Reuters ha raccolto le parole di due fonti “vicine al pensiero della Banca Centrale”, secondo le quali la Bce “non intende impiegare il programma di emergenza Omt e ritiene che sia uno strumento inappropriato per contrastare la crisi da coronavirus”. Uno spin che contraddice in toto quello di ieri (o quantomeno il suo intento), chiaro segnale che il duro scontro in corso non risparmia nemmeno Francoforte. D’altronde che la lotta esistenziale sia ormai condotta senza quartiere lo dimostra la richiesta del ministro delle Finanze olandesi alla Commissione Ue di “indagare” sul perché alcuni Paesi non abbiano margini fiscali per reagire all’impatto economico del Coronavirus. Una mossa che i funzionari Ue hanno interpretato come “il dito medio dell’Olanda ai Paesi del Sud”. 

La Banca Centrale Europea, sebbene divisa, procede lungo la linea tracciata. Oggi ha dato il via al programma di acquisto temporaneo da 750 miliardi di titoli pubblici e privati (PEPP) per rispondere all’emergenza economica. Sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue è stato pubblicato il documento legale del nuovo strumento, e l’ufficializzazione dei dettagli ha spinto lo spread tra i btp e i bund in basso sotto i 160 pb, livelli che non si vedevano dal 5 marzo quando si era all’alba dell’epidemia. La Bce ha in sostanza ufficializzato che non ci sono limiti alla sua azione, soprattutto è determinata ad andare oltre il tetto del 33% per gli per gli acquisti del debito di un singolo Stato. Viene infatti specificato che i limit previsti dall’articolo 5 della decisione (UE) 2020/188 della Banca centrale europea si applicano alle partecipazioni del PEPP, si legge sulla Gazzetta Ue. Non solo: la Banca Centrale ha aperto all’acquisto anche dei titoli a breve termine (da 70 giorni a 30 anni), esteso il Qe alle obbligazioni greche e incluso la clausola ‘pari passu’ di pari trattamento dei titoli in portafoglio rispetto agli investitori privati. 

Nel documento legale ha quindi confermato che è pronta ad andare oltre gli stessi limiti auto-imposti. E’ una mossa che dà fiato ai titoli di Stato italiani, presi di mira nei giorni scorsi (anche a causa di uscite incaute di alcuni membri della Bce) sul mercato obbligazionario. Secondo molti economisti, con una Bce determinata ad andare oltre i suoi stessi limiti la discussione su Eurobond e linee di credito Mes sono superflue. Altri invece già mettono in conto il ricorso all’alta Corte di Karlsruhe dei critici tedeschi per l’operato dell’Eurotower sempre più spinto verso un finanziamento del debito. Secondo un articolo dell’esperto di diritto finanziario Sebastian Grund pubblicato sul sito del Centro Jacques Delors tuttavia il nuovo Pepp rientra nella cornice legale definita dai trattati europei.

A ben vedere, l’unico limite rimasto nell’azione della Bce, e che potrebbe salvarla dai ricorsi, è il suo carattere temporaneo con scadenza a fine 2020. Ma, com’è noto e come molti silenziosamente sperano, nulla è più definitivo del provvisorio.

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