La guerra di Cateno dalla trincea rossa di Messina, "Mi dimetto da sindaco"

Giuseppe Marinaro
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AGI - "Le mie dimissioni da sindaco di Messina sono pronte perché da autentico uomo delle istituzioni non posso convivere con altre istituzioni che stanno agendo con la logica mafiosa e stanno uccidendo Messina lasciando i loro servi sciocchi al comando dell'Azienda sanitaria provinciale. Perché nessuno si indigna al cospetto di queste vicende da me denunciate pubblicamente e all'autorità giudiziaria? Leggerò la mia lettera di dimissioni da sindaco di Messina".

Riecco Cateno - detto 'Scateno' - De Luca, irrequieto e mai domo sindaco di Messina. La sua città è zona rossa e aveva disposto misure ancora più restrittive che è stato costretto a sospendere dopo la levata di scudi di istituzioni, sanitarie e non, e delle associazioni produttive. Ha anche detto di avere subito minacce.

"Non sono arrabbiato e amareggiato per la reazione di una parte di cittadini e imprenditori ormai disperati per l'aumento degli effetti pandemici", spiega, "sono invece indignato per l'omertà della classe politica locale regionale e nazionale per gli attacchi, minacce e strumentalizzazioni che ho subito in questi ultimi tre giorni dai poteri forti messinesi e siciliani che hanno approfittato della disperazione della gente per farmi fuori".

De Luca accusa anche i sindacati di complicità: "Sigle sindacati che ormai hanno dovuto smettere di usare il Comune di Messina e le sue partecipate come un bancomat". E il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, e il suo assessore alla Salute, Ruggero Razza," hanno avallato e sostenuto questa strategia criminale nel miei confronti perché ho chiesto la testa del loro uomo di fiducia, il direttore generale dell'Asp di Messina".

Messina, incalza il primo cittadino, "è nella tragedia pandemica per comprovata responsabilità del manager della sanità che ancora è lì al suo posto, ma nessuno parla e tutti tacciono".