La guerra dichiarata ai clan di mafia nella 'Randazzo liberata'

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AGI - Nella Randazzo che si vuole liberare definitivamente dalla mafia, l'odore del clan Sangani si avverte ancora. E lo sente sulla sua pelle una donna che in questo paese alle pendici dell'Etna, ha pagato un prezzo altissimo, ma che non si è mai rassegnata. Lei si chiama Rita Spartà. Nel gennaio del 1993 i Sangani le uccisero il padre e due fratelli. Furono massacrati in un ovile perché si erano ribellati allo strapotere del clan.

"Loro sono ancora potenti, strapotenti - afferma - hanno un conto in sospeso con la città di Randazzo, continuano a vessare, a distruggere, a seminare dolore e paura, ma questa volta anche dopo 30 anni a loro è andata male". Recentissima l'operazione antimafia che ha smantellato il clan e l'AGI è andata a vedere cosa è successo dopo e come la cittadina ha reagito.

"Agli uomini del clan ho dichiarato guerra e non finirò mai di lottare contro di loro - aggiunge Rita Spartà – perché loro 29 anni, dieci mesi e dieci giorni fa hanno distrutto la mia vita, hanno ucciso mio  padre e i miei fratelli, e non si può perdonare una cosa del genere... Invito tutti a unirsi a questa battaglia".

Nemmeno due settimane fa è scattata l'operazione "Terra Bruciata". Nome appropriato: si è trattato di azzerare i Sangani, collegati ai Laudani di Catania, parenti stretti di Oliviero, ergastolano, condannato per l'eccidio degli Spartà, il fratello Salvatore con i figli Francesco e Maicol e il nipote Samuele Portale. Randazzo oggi riparte da qui.

"Adesso possiamo dire che in questo paese è ritornata la legalità – dice il capitano Luca D'Ambrosio, comandante della compagnia carabinieri di Randazzo – per questo invitiamo a denunciare fenomeni come quelli delle estorsioni e ogni episodio". Dopo la repressione con decine di arresti avvenuto il 26 di ottobre durante il blitz dei militari dell'Arma, adesso c'è il riscatto che ha bisogno di iniezioni di fiducia per affrontare a viso aperto e non piegare più la testa.

 La carica la dà anche Giuseppe Scandurra, vice presidente nazionale dell'associazione antiracket Rete per la legalità: "Abbiamo bisogno che altri imprenditori abbiano il coraggio e l'intelligenza di comprendere che stare dalla parte dello Stato è vincente. La denuncia è un fatto straordinario e importante. Non per niente in questi ultimi mesi nel territorio di Belpasso, Paternò e Catania abbiamo dieci imprenditori che hanno deciso di collaborare. Vorremmo che anche a Randazzo ci fosse questa svolta".

Ed è iniziata oggi la fase ispettiva ordinata dalla prefettura al comune di Randazzo. Sarà l'atto propedeutico ad un eventuale scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose nelle istituzioni.